Concerti Magazine Martedì 27 aprile 2004

Vecchioni Live

Magazine - Lunedì 26 aprile si è tenuto al Mazda Palace il concerto di .
Il ritorno di Vecchioni a Genova è stato un evento vissuto a pieno dalla città. Nel primo pomeriggio è stato ospite alla Festa dell’Unità di Caricamento, mentre alle 18 era da Ricordi in via Fieschi per raccontare il suo disco. Alle 21 era per fare sentire le sue canzoni vecchie assieme a quelle nuove.

Quello che è emerso dal suo pomeriggio al Media Store è un artista legato al suo lavoro. Sa difendere le sue scelte ma sa anche mettersi in discussione. Importante il suo pensiero sulla canzone più discussa del suo ultimo lavoro, Rotare Club of Malindi. «Ho scritto Marica per raccontare un dolore, il momento in cui una ragazza che ha fatto la scelta di morte, si trova sul punto di farlo», dice Vecchioni, «Il mio scopo non era quello di fare soffrire nessuno. Il lieto fine sarebbe stato bello ma falso. Chi sceglie di farsi saltare per aria per un principio, anche se messo di fronte al dubbio, lo fa. Io ho solo raccontato la verità, senza falsi perbenismi».
La sua scelta di non eseguirla dal vivo poi non viene a collidere con la sua scelta di scriverla. «L’ho scritta e lo rifarei, ma non posso permettere che qualcuno, magari durante un mio concerto, possa sentirsi offeso da quello che canto. Per questo ho preferito tenerla per me e lasciare a chi compra il mio disco la scelta di ascoltarla o no».

Dopo qualche chiacchiera e chilometri di autografi, Vecchioni è pronto per il palco. Anche dal vivo il cantautore non delude. Il concerto è un’introspezione fatta da lui e dal suo pubblico. Si comincia con Le lettera d’amore, la canzone che il cantante esegue immedesimandosi nella poesia di Pessoa.

I temi del concerto sono quelli che lo hanno caratterizzato da sempre: la nostalgia che è gioia del vissuto, il tempo che passa come memoria senza rimpianti.

È bello scoprire dal vivo le sue nuove canzoni. In esse c’è l’Africa con le sue miserie e le sue meraviglie. Emozionante ritrovarsi in quelle vecchie.
Vecchioni canta sempre con la stessa passione i pezzi storici: Tommy, Stranamore o Samarcanda non perdono nulla del loro valore ma, se possibile, si rinnovano ancora, rimangono attuali.
Ma Vecchioni è anche un uomo di palcoscenico. Il suo spettacolo non lesina qualche salto nella satira. È un giocoliere di parole, difende il loro valore e dice che per alcuni dovrebbero essere contate:
«Come ti chiami? Bondi? Le tue le hai esaurite vent’anni fa! Se vuoi continuare paghi 10 milioni per ogni parola. Poi vediamo se uno non ci pensa prima di dire qualcosa».

Il concerto è un continuo incontro tra generazioni. Vecchioni è uno di quei cantanti capaci di riunire padri e figli. La memoria dei primi alle speranze degli altri.
È quasi mezzanotte quando la festa del Mazda finisce. Vecchioni saluta, si spengono le luci ma si rinnova l’appuntamento alla prossima volta: «Perché Genova è come un amico – racconta – magari ci si perde di vista per un po’, ma poi, quando si torna, sembra che non sia passato neppure un momento».

Nella foto: Vecchioni durante uno spettacolo

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