La scommessa del Cubo continua - Magazine

Teatro Magazine Lunedì 26 aprile 2004

La scommessa del Cubo continua

Il Cubo e la Performance
Di e con Lisa Galantini e Susanna Gozzetti
Calata Mandraccio
Porto Antico – Genova


Come promesso il si anima di corpi ed eventi con una performance artistica delle attrici Lisa Galantini e Susanna Gozzetti. Il Padiglione della multisensorialità (nato grazie a Genova 2004 e all' per ciechi e ipovedenti) martedì 27 e mercoledì 28, alle ore 18, ospiterà due alieni per proporre ai visitatori un’esperienza unica nel cubo e nell’universo sensoriale. Tra le sculture di Stefano Grondona, Bianca e Bruna emergeranno come sculture animate da un mondo a parte per farci riflettere sul nostro modo di percepire quotidiano.
La performance osserverà un calendario settimanale nei mesi di maggio e giugno per un massimo di 20/25 persone. Il biglietto d’ingresso resterà 2 euro.

Com’è nata l’idea di una performance all’interno del cubo?
Da un incontro con il direttore artistico Sergio Noberini e da una mia visita all’Istituto Chiossone. All’inizio Noberini mi ha parlato della possibilità di proporre letture teatrali, poi mi è venuta l’idea di coinvolgere il pubblico nell’esperienza sensoriale in modo più diretto. Così ho chiamato Susanna Gozzetti, un’attrice con cui ho lavorato alla Tosse e che ho apprezzato in alcune performance non prettamente teatrali.

Da dove sei partita per costruire questa proposta?
Da una riflessione sull’uso della vista nella nostra società. È talmente spiccato ormai da non farcene più neppure rendere conto e ovviamente va a discapito e mortificazione degli altri sensi. La vista è quella con cui esprimiamo già dei giudizi: in molti casi formuliamo il nostro parere dall’aspetto delle cose e delle persone, è vero o no? Quindi la proposta è di chiudere gli occhi e provare a fare un’esperienza attraverso tatto, udito, olfatto e gusto per recuperare una dimensione un po’ dimenticata della nostra corporalità. Il cubo nato per i non- e ipo-vedenti è aperto a tutti e da questo punto di vista può offrire nuove prospettive e suggerimenti per vivere uno spazio.

Cosa fate succedere quindi dentro il Cubo?
Diamo vita a due personaggi, un po’ alieni, Bianca e Bruna, per l’appunto vestite l’una di bianco e l’altra di nero che appartengono allo stesso mondo delle sculture bianche e nere di Stefano Grondona (colori che favoriscono la percezione agli ipovedenti). La nostra interazione con il pubblico è dell’altro mondo perché siamo esseri che annusano e toccano le persone, non sanno che non si fa. Il nostro incontro prevede l’utilizzo di tutti i sensi e in questo può diventare aggressivo e magari provocatorio. Ma l’intento non è la provocazione fine a se stessa, a questo ci tengo molto. Certe proposte diventano provocatorie solo perché estranee all’uso quotidiano. Proporremo anche dei piccoli racconti, brevi storie ed entrerà in ballo anche l’erotismo sull’onda di gusto e tatto.

Da dove hai tratto i testi?
Siamo partite mettendo molte parole, poi abbiamo cominciato a togliere. Abbiamo utilizzato brani di Oliver Sacks, Pessoa, racconti di vita quotidiana e anche un po’ di letteratura scientifica da articoli e da siti internet. La ricerca relativa ai testi è partita dal concetto di percezione e non di vista e alla fine è risultato un mix equo tra letteratura e scienza.

Come ci si muoverà all’interno del cubo?
La performance sarà un percorso a tappe e le sculture non saranno necessariamente le stazioni. Le tappe sono in funzione di alcune azioni che compiremo e cose che faremo succedere. Non usiamo direttamente le sculture ma il mondo da esse evocato.

Quanto durerà la performance?
Non meno di venti minuti e non più di un’ora e mezza, però se devo dire la verità non è stato stabilita alcuna durata per il momento, sarà l’inconrtro tra Bianca e Bruna e il pubblico a decire, i silenzi e le reazioni che nasceranno determineranno il tempo del percorso.

Nella foto in alto Lisa Galantini

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