Magazine Lunedì 26 aprile 2004

Nico Orengo a Genova

Nico Orengo a Genova con il suo ultimo romanzo L’intagliatore di noccioli di pesca. Lo scrittore – cantore dell’estremo ponente ligure, dove anche quest’opera è ambientata, martedì 27 aprile sarà l’ospite de I Buonavoglia. L’appuntamento è alle ore 17.30 alla Sala Soprana della (via D’Annunzio, 105). Dialogherà con Orengo l’italianista Vittorio Coletti, conduce Sergio Buonadonna (presidente de “I Buonavoglia”). Titolo dell’incontro: Metti una farfalla in Liguria. Le provocazioni di uno scrittore.

Il romanzo, di cui molto si sta discutendo, è piaciuto a gran parte della critica italiana, L’intagliatore dei noccioli di pesca – attraverso la figura del critico letterario Scullino, morbido, simpatico e inquieto critico seguito nelle sue preoccupazioni letterarie e nei suoi amplessi – affronta con spregiudicatezza il tema dell’ipocrisia della nostra società letteraria.
Al centro la rivista culturale La Riviera intorno alla quale girano personaggi reali e personaggi inventati ma in tutto verosimili. Uno di essi è il caporedattore Sergio Belcit, al quale abbiamo chiesto di uscire temporaneamente dal romanzo per rivolgere qualche domanda ad Orengo.


di Sergio Belcit
Innnazitutto ringrazio mentelocale.it dell’opportunità offertami, e per prima cosa chiederei a Orengo di restituirmi il professor Scullino, il nostro primo critico letterario. Con questo intendo dire di ridarmi attraverso il critico l’orientamento culturale da cui la tecnologia, la società, la guerra, la noia, l’omologazione e i supermercati ci hanno distratto. Secondo: gli chiederei una definizione attuale di romanzo. Eh sì, perché qualcuno fa lo spiritoso lamentando che quest’”Intagliatore” non sia un vero romanzo, ma solo una perifrasi del romanzo o peggio una parodia. Un titolo preso a prestito da Fruttero e Lucentini per definire il mestiere di critico, una storia di provincia ambientata al solito nel ponente ligure, un po’ di cronaca, un po’ di sesso e molte polemiche letterarie, tanto per mettere il veleno nella coda, prendersi qualche rivincita coi suoi colleghi scrittori e togliersi dei sassolini dalle scarpe.

Eh no, amici. Io non la penso così, ma vorrei che lo spiegasse Orengo, ché lui è lo scrittore, io sono solo il caporedattore di una rivista culturale.
Però per ora posso dirvi che per me di romanzo trattasi. Con tutti i suoi canoni spazio-temporali, la sua struttura narrativa, le domande etiche, sociali, politiche, i personaggi simbolo. Di più, per me Scullino - il protagonista, il professore che va in pensione perché la scuola era meglio lasciarla piuttosto che subirne il conformismo, il primo critico della rivista “La Riviera” – è Ulisse: è l’uomo dentro il viaggio della vita, delle domande, delle emozioni; e la società letteraria che racconta è lo spaccato di un modo di vivere: dove dentro ci sono gli autori sopravvalutati, i palloni gonfiati, i poeti nascosti e i poeti fin troppo esibiti, insomma Tamaro, Mazzantini, Faletti, Biamonti, Conte, e sullo sfondo quel capolavoro di ipocrisia, affarucci, scambi di favori all’italiana che sono i premi letterari. A proposito, Orengo, non è che lei avrà il dente troppo avvelenato per i premi che riteneva di dover ricevere e non ha ricevuto? Non è che quest’anno si accontenterebbe di un Premio Alassio piuttosto che del Campiello soffiatole sul filo di lana e che “La curva del latte”, a mio giudizio, avrebbe invece meritato?

E infine, ma nient’affatto per ultime, dottor Orengo, le donne dove le mettiamo? Complimenti, Lei le racconta come uno che le conosce a fondo. Dove ha maturato tanta esperienza? E dove una così fine introspezione dell’animo femminile? Per restare nel tema di Joyce, per esempio, non è che moglie, amante e amante mancata di Scullino riassumono in sé la figura di Molly Bloom? Non saranno - come dire - la terra, la vita, la sessualità? Ma infine, tra un bicchiere di rossese e una notizia da telegiornale, vorrei rivolgerle una domanda teleologica, anzi la domanda dell’esistenza: non è che nel finale di partita la nostra stessa vita si risolva in un’erezione fatale? La prego, Orengo, non mi lasci nel dubbio.

Nella foto: Nico Orengo
di Daniele Miggino

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