Magazine Venerdì 23 aprile 2004

Il vecchio e il bambino

Eugenio, soprannominato Genio, era stato il migliore amico di Maxin: cresciuti insieme nello stesso vicolo, vicino a Via dei Giustiniani, sembravano destinati a non separasi mai. E invece, all’età di trent’anni, Genio si era imbarcato e, dopo qualche anno, Maxin non ne aveva più avuto notizie, tanto da convincersi che il suo amico fosse morto ormai da tempo. Paolo gli disse, invece, che suo nonno era morto solo da un anno, poco dopo essere tornati a Genova da Buenos Aires, terra natale sua e di sua madre. Maxin ascoltava incantato quel bambino, che sembrava molto più grande dei suoi dieci anni e che, nel frattempo, gli si era seduto accanto, e gli narrava la storia della sua famiglia come lui stesso l’aveva appresa dai racconti del nonno. E così, attraverso le parole di Paolo, Maxin venne a sapere che Genio aveva navigato fino all’età di quarantatre anni, quando una sera, a Buenos Aires, era rimasto folgorato dalla bellezza di una ragazza di nome Rosita, che si guadagnava da vivere ballando il tango nelle bettole di fronte al porto, abitualmente frequentate dai marinai. Proprio allora suo nonno aveva deciso di smettere di andare per mare e di trovarsi un lavoro sulla terraferma. Ma non era più un ragazzino, e non aveva in mano un mestiere, per cui aveva dovuto accontentarsi di fare lo scaricatore di porto, arrotondando il misero stipendio con qualche lavoro occasionale. Lui e Rosita si erano poi sposati, e avevano avuto una bimba, Ines, la mamma di Paolo. Il ragazzino rivelò, poi, di non sapere chi fosse suo padre, e di avere sempre abitato con i nonni e la mamma, che faceva la cuoca in un ristorante italiano a Buenos Aires. Con lo stipendio della mamma e la pensione del nonno, a volte era difficile persino arrivare alla fine del mese, ma il nonno riusciva sempre a mettere da parte qualcosa per poter realizzare il sogno di tornare a Genova con tutta la famiglia e, per quanto poteva, anche la mamma lo aiutava, perché sapeva quanto questo progetto fosse importante per lui. Purtroppo, però, quando avevano deciso di lasciare l’Argentina per stabilirsi definitivamente a Genova, il nonno era già molto malato, e non aveva potuto darsi da fare per ritrovare il suo vecchio amico Maxin, che mai aveva dimenticato. Tuttavia Genio parlava sempre di lui con il nipotino e, proprio la notte prima, era apparso in sogno al piccolo, pregandolo di andare a cercare Maxin, e dandogli indicazioni precise su dove avrebbe potuto trovarlo. E infatti Paolo era andato a colpo sicuro.
Maxin ascoltava incantato il racconto del bambino. D’altro canto, lui era abituato a vivere di ricordi, ed era grato a Paolo perché quelle nuove immagini, che lui gli aveva regalato, stavano prendendo vita nella sua mente, e gli avrebbero tenuto compagnia nelle notti a venire. Ma l’uomo non sapeva ancora quale fosse il vero scopo di quello strano incontro. Terminata la narrazione, Paolo si alzò in piedi, e cambiò completamente espressione, assumendo un’aria solenne, come se dovesse comunicare al vecchio qualcosa di importante. Era molto preso dal suo ruolo di messaggero, e si attenne scrupolosamente a quanto gli aveva raccomandato il nonno in sogno, per evitare di spaventare Maxin, eventualità che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito della missione. Quello di Paolo era, quindi, un compito assai delicato, ma Genio conosceva bene le potenzialità di quel bambino così speciale, per cui non aveva esitato un attimo ad affidarglielo.

di Francesca Mazzucato

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