Concerti Magazine Giovedì 15 aprile 2004

Banda Clementi: funky a go go

Tenetevi forte, un’altra band esplosiva sta per arrivare dalle nostre parti. Si tratta della Banda Clementi, un quintetto di grande valore tecnico, che fa ballare e divertire con ritmi funky e pop. Il nome del gruppo viene da Antonella Clementi, cantante dal grande talento e dalla vita intensa, che dopo aver vissuto a Milano, New York, San Francisco e Miami, ha scelto Genova. E domenica 18 suonano al Roxy Bar di Red Ronnie. Potevamo perderceli? No. Ho incontrato Antonella in redazione.
Ha iniziato a cantare da giovanissima, si è fatta conoscere a 13 anni memorizzando il JC Superstar al completo, in ogni singola tonalità. Caspita se sei precoce! «Eh sì, non ho perso tempo. Mia mamma era una cantante lirica, io sono entrata subito nel circuito jazz. Frequentando il Piccolo Conservatorio di Milano ho conosciuto e fatto amicizia con un sacco di persone eccezionali, come Nando de Luca». La sua carriera di “bestia da palco” inizia, quindi con il jazz. «Ho lavorato con varie big band. È stato veramente bello. Anche in questo periodo ho collaborato con artisti che mi hanno insegnato molto, penso ad Alberto Pizzigoni, Giorgio Buratti. Poi è iniziato il declino, i locali milanesi chiudevano, molti si improvvisavano artisti senza averne le qualità. In questo periodo ho anche cambiato genere, sono passata ad un funky più commerciale. A fine anni Novanta abbiamo messo su la Banda».

Appunto, parliamo un po’ della truppa. «Allora, Stefano Arcieri suona la chitarra. È un grande. Ha collaborato anche con Fred Buongusto. Per un po’ ha deciso di diventare imprenditore (sempre nella musica), ma ora ha ricominciato a suonare. Nicola Messina al basso, nel suo curriculum puoi trovare i nomi di Ron e Antonacci. Alle tastiere Angelo Racza, un ragazzo molto giovane, che ha studiato e insegna musica classica. Infine, alla batteria c’è Marco Serra. Ogni tanto si aggiungono al nocciolo duro alcuni percussionisti, o fiati». La big band resta nel cuore. «È sempre bello cantare per un’orchestra numerosa…».

E del soggiorno in America, che mi dici? «Sono partita a inizio anni ’90. ho cantato un po’ ovunque, Miami, New York, San Francisco e, ovviamente, Las Vegas». Mi spiega il perché di “ovviamente”. «Vedi, lì la musica è - come si suol dire - part of the show, però gli artisti sono apprezzati in modo più spontaneo e sincero. Per farti un esempio, qui la prima cosa che ti chiedono non è cosa fai, ma con chi suoni; là è diverso, ti ascoltano, e se sei brava ti premiano. Punto».

Tornata dall’America dopo aver fatto la spoletta per un po’, Antonella vede Genova e dice: questo è il mio posto. Senza riuscire a mascherare il mio campanilismo di provincia le chiedo: “E come è potuto succedere?”. «Genova è una città bellissima. Anni fa, quando la vidi per la prima volta, ne rimasi folgorata. Invece Milano, alla quale sono stata molto legata per evidenti ragioni di nascita, culturalmente sta morendo».

Nei progetti futuri, date in tutta Italia, e un disco. In italiano? «Sì, sì. Anche se scrivere musica in italiano è molto difficile. A volte sento Tenco, uno dei miei miti, e penso che non potrò mai arrivare a quei livelli». Che tipo di musica sarà? «Tutti si cresce, e si arriva a desiderare tonalità più rilassate e raccolte. Per dirti un nome, Norah Jones». E nelle cover a chi vi riferite? «Beh, a me piace essere al passo con i tempi, perciò, il repertorio attuale comprende Nelly Furtado, Anastacia, Gorge Michael, Will Young, Jamiroquai. Poi c’è un repertorio “storico”, Stevie Wonder, Cool & the Gang, Aretha Franklin, Prince».

E a Genova quando venite? «Presto, molto presto. Pensiamo già a maggio. State tranquilli, quando passiamo di qua ve lo facciamo sapere!».

Nella foto: Antonella Clementi

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