Magazine Martedì 13 aprile 2004

La Giostra della memoria

Una passione che diventa lavoro.
Questo è il motto di Claudio Bigi, il titolare di un negozio capace di far fare un tuffo indietro nel tempo. Tra le sue mura di mattoni ritorna bambino chi lo è stato un po' di tempo fa...

Nell'Old & New, in Piazza del Ferro, si incontrano generazioni di giocatoli, dalle macchinine di latta ai soldatini. Dai modelli di trenini a Goldrake.
Il negozio, aperto dal gennaio del 1999, è parte di un palazzo d’epoca che racchiude tutto il fascino di ricordi preziosi, tanto da diventare oggetti di culto.

Claudio è uno dei collezionisti più importanti d'Italia ed è una vera e propria enciclopedia vivente, preparato e professionale. «I miei clienti possono dividersi in diverse categorie – mi racconta Claudio – ci sono i collezionisti, appassionati che cercano l’oggetto raro per il gusto di collezionarlo. Alcuni di loro si specializzano in un genere in particolare: auto, treni, giocattoli di un certo tipo. Altri sono nostalgici, collezionisti che riscoprono il piacere dei giocattoli di quando erano bambini.»
Quella per il giocattolo da collezione è una passione che ha regole precise. «Più il giocattolo è raro e meglio è conservato, più ha valore». Per chi vuole un oggetto non esistono limiti di spesa.
Nel suo negozio, ricco di espositori divisi a tema, si lascia all’esperto e al neofita solo l’imbarazzo della scelta. Esistono giochi che possono essere acquistati per poche decine di euro e giochi che valgono molto di più. Giochi di inizio secolo e giochi più recenti con la regola che «per essere un oggetto da collezionare deve avere almeno vent’anni».

Quando chiedo quale sia il gioco più ambito dai collezionisti, Claudio mi racconta che non ne esiste uno in particolare ma che ogni collezionista ha il suo. C’è il collezionista che cerca il modellino dell’Aston Martin di 007 e quello che invece è disposto ad investire moltissimo per avere un modello originale di Goldrake o la riproduzione di Roby Robot del film Il Pianeta proibito.
Quello che affascina è il modo in cui il giocattolo esce dalla sua dimensione ludica per diventare luogo della memoria, il terreno su cui incontrare i più piccoli e rivedere se stessi, un oggetto tanto carico di significato quanto possono esserlo un quadro o una scultura.

Personalmente mi sono quasi perso nella vetrina dei robot degli anni ottanta. Tra uno scaffale e l’altro ho rivisto i miei pomeriggi del doposcuola. I cartoni animati di allora materializzati in gadget di plastica e metallo da sempre oggetti del desiderio. Jeeg Robot d’Acciao, il Daitarn 3 e Daltanius erano là ad aspettarmi con tutto il fascino dei pomeriggi di un bambino che, come Peter Pan, non ne vuole proprio sapere di crescere.

Nella foto sotto: Claudio e la Vetrina dei Robot
di Francesco Cascione

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