Concerti Magazine Martedì 13 aprile 2004

Un Milk No limits

Magazine - E’ una sensazione molto strana da sintetizzare con le parole, nel senso che potrei sbriciolarla nel melenso, come apparire un ciambellano da prima serata nazional-popolare.
Ci proverò lo stesso.
Mai nome fu più appropriato per un festival: cinque bands diverse tra loro non hanno dato pace all’audience dalle dieci di sera alle tre di notte circa. Cinque ora di musica per SEI EURO, un po’ più di un euro all’ora quindi, roba da distributori automatici di gomme da masticare.
Non scherziamo: sono tornato a casa con le orecchie dentro due vasi canopi.

Hanno aperto i Moller-Plesset, combo francese nostalgico di quello space-noise che tanto faceva sognare Deity Guns come Treponem Pal, bello, ma già derivativo nel ’92, oggi lo definirei modernariato e quindi godibilissimo, soprattutto per chi non ha vissuto in diretta quella breve, ma intensa stagione europea.

Con le Amtrak invece il timone ha sterzato di centottanta gradi. La giovane band si abbevera forse più nella now-wave che nell’electro-clash e, a dispetto dei numerosi presenti, non mi è dispiaciuto il cantato rigido e un tantino monocorde, può darsi perché esclusivamente in tedesco (la voce è uno strumento come gli altri, no?!). Alcune musiciste sembravano uscite dai fumetti di Love & Rockets: viso tratteggiato a china e mezzi tailleur modello merende da Tiffany. Brave e belle.

I californiani Experimental Dental School sembravano stupidi come i Devo, ma geniali come i Residents: una contraddizione in termini, un sulfureo shake di vocoder e stop and go tra chitarra e tastiera. Isterici, intelligenti e divertentissimi.

Stremato, i Champagne Kiss me li sono ascoltati dal bar del Milk. Direi che talvolta interpretassero un post-rock lento e paludoso, altrimenti pezzi schizzati in avanti con ritmiche e percussioni muscolari. Ma non sono affidabile: incomincio ad avere una certa età anche per le dramathon.

In compenso, al bancone ho chiacchierato per quaranta minuti con Doc dei Lo-fi sucks! sul rock demenziale anni sessanta e tutte le sue aberrazioni. Non sono professionale, lo ammetto.

E infine da Sacramento California: The Hella! Come vi anticipavo in testa, qualsiasi commento potrebbe svilire la performance del giovane duo americano… Spencer Seim (chitarra) e Zach Hill (batteria) suonano tutta la musica rock degli ultimi cinquant’anni e riescono a farlo in brani di pochi minuti. Senza cantato.

Il drum-kit è scheletrico (cassa, rullante, tom, timpano e pochi piatti) e il suono della chitarra taglia come una vetrina in frantumi. Eppure la tecnica e l’affiatamento tra i due è tale da superare qualsiasi barriera umana: il tapping rincorre le percussioni chilometriche, la violenza dell’hard-core si fonde con il rock matematico e il suono che esce fa male davvero. La famiglia Brotzmann, i Laddio Bolocko e i Melt Banana stritolati in un bicchiere da vodka. Immensi. Eravamo in pochi ormai (due di notte), ma la sensazione è stata chiara per tutti penso, quella di essere presenti ad un Evento. Milk no limits!




Nella foto: Gli Hella

Potrebbe interessarti anche: , Vincenzo Spera: «Serve un programma europeo della musica dal vivo» , Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese , Sanremo 2018: Leonardo Monteiro con Bianca. Testo e pagella , Festival di Sanremo 2018, i 20 Big in gara e le Nuove proposte , Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo Live e il tour

Oggi al cinema

Chinatown Di Roman Polanski Thriller U.S.A., 1974 Los Angeles 1937. Durante le indagini riguardanti gli abusi edilizi che si stanno propagando a vista d'occhio, un investigatore privato, si imbatte casualmente in un omicidio che pare sia in stretta relazione alla corruzione dilagante ed ad uno scandaloso... Guarda la scheda del film