Fotofinisc - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Mercoledì 10 gennaio 2001

Fotofinisc

Magazine - Anche Harold Pinter aveva cominciato con Il compleanno.
Fotofinisc ha un titolo un po' strambo, difficile da capire anche dopo aver visto lo spettacolo. Però le feste di compleanno si sprecano e fungono da giusto trait d'union che, anche se non risultasse in una citazione, sarebbe comunque veramente ben scelto e ancor meglio sfruttato. Pochi sono i rimandi e forse un solo personaggio fa suo il titolo in modo particolare, ricordando del suo rapporto con il padre finito proprio in seguito ad una gara non portata a termine.
Titolo a parte, il testo è ricco, in alcuni punti persino troppo. Per esempio i due monologhi iniziali restano un po' meccanici, strumento non raffinato, per presentare facilmente i personaggi e le loro storie con l'immediatezza che forse gli autori potevano raggiungere comunque con un po' più di rielaborazione. Lasciando da parte le osservazioni particolari, va detto che questo testo riesce, perché è in grado di dimostrare il grande coraggio dei due giovani autori, compiendo salti temporali avanti e indietro nella storia dei due protagonisti e inserendo una figura simil-angelica, che non è mai terreno facile da percorrere con successo, e che tuttavia il bravo Bruno Cereseto interpreta, a pennello asciutto, con tratti sufficientemente evanescenti.
Più che dal teatro arrivano messaggi dal cinema quello d'autore tipo il Wim Wenders de Il cielo sopra Berlino o, per rimanere in ambito nazionale, Radiofreccia di Luciano Ligabue, in modo particolare per la caratterizzazione dei personaggi maschili, e un po' anche per quella delle madri troppo assenti o troppo presenti. Lo scambio al maschile è giustamente bilanciato e piacevolmente realistico. Mentre stilisticamente Margherita soffre di alcune concessioni nei confronti di un linguaggio più ricercato e meno popolare, che la lasciano un po' sospesa e indecisa.
La storia, che sembra semplice, in verità si complica perché le vite che si intrecciano sono due - quelle dei due protagonisti, Margherita e Luca - e su di queste si va poi ad aggiungere un'altra storia che sembra essere il loro tragico destino, o forse quello di qualcun altro che gli somigliava terribilmente. Il fatto è che Ottobrino e Giorcelli - autori - sono bravi a costruire questa forte ambiguità e incertezza rispetto a quello che veramente è successo, poteva succedere, succederà o ... e a rendere al contempo i due ragazzi protagonisti, gli emblemi di una gioventù indecisa, dubbiosa, rancorosa e a tratti riconoscente e di certo impacciata ma volenterosa nel scegliere la propria strada nonostante tutto: le radici, i genitori, la famiglia.
Un signore a fine spettacolo ha detto "Però non si capisce se i due poi si incontrano, sono vivi, sono morti ..." E' lì il bello.
Scrivere un testo teatrale significa creare dei buchi come in qualsiasi altro tipo di testo; dei buchi in cui ogni lettore o spettatore si possa inserire e inventi o aggiusti la propria o altre storie che gli passino per la testa. Questa è la magia della scrittura questo è il motivo che dovrebbe spingere alla creazione.
Gli attori sono giovani ma il più "in parte" - come sospettavo - è Aldo Ottobrino. Il testo è suo. Lui è attore. Lui sa cosa voleva dire e sebbene la sua scena - Loris e Margherita fidanzati e imminenti conviventi - duri molto poco nell'economia dello spettacolo, resta la più riuscita. Loris, il fidanzato, che Margherita mette in dubbio rende la stessa finalmentre credibile e meno astratta. Altra attrice perfettamente "in parte", Simona Guarino: una mamma quasi eccessiva quando fa partecipe la figlia del suo rapporto sessuale con il padre, però abilissima nel portare i toni della commedia dentro un'atmosfera che i due protagonisti rendono un po' pesante. La spiegazione ai toni cupi di questa commedia, che all'italiana non è e forse volontariamente, sta tutta nella dedica sulla copertina del copione a un caro amico degli autori, Gianmario Ghirardi, e forse di tutto il gruppo che ruota intorno allo spettacolo, scomparso davvero prematuramente e probabilmente con tanti sogni, progetti e cose ancora da fare in testa e nel cuore.
In bocca al lupo o "merda" - come si dice a teatro in segno di augurio - non solo ai giovani di Fotofinisc ma a tutti quelli che hanno voglia e spirito per realizzarsi.

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