Magazine Martedì 23 marzo 2004

Una serata con Nuruddin Farah

Magazine - Il grande scrittore somalo Nuruddin Farah sarà giovedì 25 marzo il secondo ospite di Provincia d’autore: dieci scrittori sulla rotta di Genova, la serie di incontri coordinata dal giornalista Sergio Buonadonna per l’anno di Genova capitale europea della Cultura. L’Appuntamento è presso la Sala degli Arazzi del consiglio provinciale alle ore 17.00. L’assessore alla cultura della Provincia, Anna Maria Panariello, introdurrà la serata, organizzata dalla Provincia in collaborazione con I Buonavoglia, e Banca Carige. Sergio Buonadonna condurrà l’incontro.

Candidato al Premio Nobel per la Letteratura nel 2002, Nuruddin Farah è nato nel 1945 a Baidoa in Somalia, ha studiato in Africa, Europa e anche in India e infine si è laureato in Inghilterra specializzandosi in letteratura teatrale. Esule dal suo Paese perché oppositore della dittatura di Siad Barre, ha vissuto in Italia dal 1976 al 1979 e poi è tornato in Africa, soggiornando per lunghi periodi in Nigeria, Uganda, Gambia e Sudan. Attualmente vive a Città del Capo in SudAfrica. Ha insegnato letteratura in diverse università africane, europee e americane, ottenendo numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio Grinzane Cavour e il Neustadt Prize. In genere scrive in inglese, lingua in cui ha pubblicato otto romanzi, racconti, testi teatrali e sceneggiature cinematografiche. In somalo ha composto soltanto poesie.

Secondo il New York Times Nuruddin Farah è il più importante romanziere africano degli ultimi venticinque anni oltre che una delle voci più interessanti della narrativa moderna. Questo dice invece La Stampa: “Un narratore giustamente considerato, non solo dai critici ma anche da autori come Salman Rushdie e Nadine Gordimer, uno dei massimi scrittori contemporanei di lingua inglese”. Molto significativo il giudizio della grande scrittrice Doris Lessing: “L’inglese non è la lingua madre di Farah: con lui alcuni luoghi comuni più triti sembrano acquisire nuova vita se usati in contesti inaspettati, rammentandoci che ora l’inglese è una casa dalle mille e una stanza”.

di Laura Calevo

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