La festa degli attori‑detenuti - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Martedì 23 marzo 2004

La festa degli attori‑detenuti

Magazine - LAST MINUTE
Stasera, mercoledì 24 marzo: una serata con la Compagnia della Fortezza.
CIBO+SPETTACOLO=15 Euro.
Acquista su www.happyticket.it o a mentelocale café dalle ore 18.
(Info: angelo carlomagno 3395715534)


I pescecani. Ovvero quello che resta di Bertold Brecht
con i detenuti della Compagia della Fortezza
drammaturgia e regia Armando Punzo
musiche di Ceramichelineari
con la Banda Musicale Risorgimento di Sampierdarena
23 e 24 marzo Teatro dell'Archivolto

A voler seguire la moda di diffondere notizie false per scatenare uno scandalo mediatico si potrebbe dire che ieri sera, martedì 24, al Teatro dell’Archivolto gli attori-detenuti della Compagnia della Fortezza hanno fatto di tutto per creare le condizioni della fuga, tuttavia il calore e il numero degli spettatori, nonché le maschere sulle porte di sicurezza, hanno reso totalmente vana ogni loro invenzione, creando una festa finale a cui nessuno poteva esimersi.

Il teatro era gremito. Si entrava a scaglioni, schiacciati uno sull’altro come sardine, ma erano tutti contenti. L’animo ben disposto del pubblico, era stranamente diffuso tutti sembravano sorridere. Tutti c’erano e ci volevano essere e non importava se bisognava attendere, l’importante era entrare, senza fretta con civiltà.
A differenza dei più importanti eventi calcistici, l’evento teatrale di ieri sera, che, per alcuni appassionati, potrebbe anche corrispondere a un derby, significava condividere delle idee e non dividersi in curve per insultarsi. Gli striscioni, poi, li usavano gli attori e solo all'ultimo li hanno branditi divertiti, quanto straniti, gli spettatori.

Ad accoglierci una luce rossa diffusa per un’atmosfera surreale e avvolgente. Il palco aperto e gli attori in pellegrinaggio lento, ma inesorabile, dalla platea alla scena e viceversa, quasi dovessero anche loro accomodarsi.
Il varietà messo in scena da Armando Punzo era il guscio, la scenografia, i costumi, le musiche, molti dei gesti e delle coreografie, insomma la confezione. Ma dentro al container ci si ponevano questioni profonde: chi è buono? chi è cattivo?
Cosa vuol dire essere buoni?
Provare un senso di potenza.
E essere cattivi?
Provare un senso di debolezza.
E la felicità allora cos’è?
Potenza che cresce.

C’era la banda come vuole Brecht, ma per uno degli attori Brecht era solo un suono, come “bau bau” o “miao miao” solo un po’ più duro, come la vita o come la condizione di partenza di questi attori-detenuti.
”Bravi, bravi”, diceva un altro, con forte accento siciliano e tono accusatorio, rivolgendosi al pubblico, e ancora il conduttore della serata, vestito di bianco, con la voce rauca e suadente da bohémien ci chiedeva: “Come va? Siete sempre svegli? Ci siete? Fateci un segno, sì con la testa”. Per lui Brecht era semplicemente morto come spesso si dice di Dio e con il coraggio di chi sa che è condannato a vivere e lasciare i morti riposare, diceva: “Brecht è morto, bisogna essergli fedeli, imparare a tradirlo.
E poi, come in preda a un’agonia che non trova pace, urlava: “Brecht perché ci hai lasciato così, prima di dirci cosa è meglio e cosa è peggio”.

Erano e sono le parole del regista, Armando Punzo, e il sunto del suo intento in questo spettacolo: Brecht va tradito ...Del testo cancellare i legami, le corrispondenze, ...dilatare una parola, ...far emergere un particolare. Non ci si sforza di essere attuali, lo si è. Pane e acqua per tutti.

Il gioco paradossale del varietà, la finzione non hanno mai preso il sopravvento sulla realtà in scena di questo gruppo, in ogni battuta ognuno aggiungeva un po’ di realtà, ora personale ora tratta dall’attualità, ma nessuno si nascondeva dietro il proprio costume, persino il regista è restato in scena con la sua faccia seria di chi si preoccupa della luce, delle uscite e delle entrate, dei toni e dei ritmi della recitazione. A tratti quel suo esserci dava allo spettacolo una dimensione da prova aperta. Ci si aspettava che da lì a poco Punzo intervenisse con un: "Tutto da capo".

“Santi santi in paradiso datemi un sorriso me lo sbatterò sul viso e la gente mi guarderà come se fossi un re”, era una canzonetta, da rock italiano, cantata in duetto, che mescolava poesia, storie d’amore a questioni spinose: “Come farò a ritrovar me stesso travolto dagli eventi sconvolto dall’effetto serra, tra le seghe e la guerra”.

Loro, detenuti, erano là sul palco per ricreare un contatto con noi, di qua, che abbiamo deciso già chi è buono e chi è cattivo. Ma se li guardavi in faccia, uno ad uno, e cercavi di indovinare il loro crimine non ci riuscivi, avevano la tua stessa faccia o quella del tuo amico o vicino. E noi che eravamo di qua per “uscire dal tunnel del divertimento” avevamo bisogno di loro là con la loro sofferenza e gustare poi fuori la noia ed essere di nuovo molto contenti...

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin