La scuola delle mogli - Magazine

Teatro Magazine Venerdì 19 marzo 2004

La scuola delle mogli

Magazine - Il sipario si apre su una colorata città di cartapesta. Al centro del palco una torretta rossa. Lì vive Agnese, interpretata da Sandra Franzo, giovane donna costretta all’ignoranza dal suo futuro marito, Arnolfo, che - ancora bambina - l’ha comprata da quella che credeva essere sua madre per farne, una volta adulta, la moglie ideale.

La scuola delle mogli di Molière, in scena al Teatro Duse dal 16 al 28 marzo, nasconde temi importanti dietro la risata. L’interprete principale della commedia, diretta dal grande regista francese Jacques Lassale, è Giulio Bosetti, che ha dato vita ad un Arnolfo ambiguo e collerico: «Arnolfo crede che far vivere la futura moglie nell’ignoranza sia l’unico antidoto contro le corna», spiega Bosetti nel corso dell’incontro - condotto da Eugenio Pallestrini - che il Circolo Culturale I Buonavoglia ha organizzato giovedì 18 marzo nel Foyer del Teatro della Corte: «Molière rappresentava, così, se stesso. L’autore era infatti ossessionato dall’infedeltà della giovane moglie Armande».

Molti sono gli argomenti affrontati nella commedia: «C’è la negatività dell’essere umano, il valore della natura e dell’amore. E, di contro, la critica al mondo cattolico. Poi c'è il tema del maschilismo: la donna è vista come un oggetto in mano all’uomo». E nel 1600 Molière era un femminista ante litteram. Lo dimostra con il personaggio di Agnese che, se pur costretta all’ignoranza e alla reclusione, scopre l’amore per Crisaldo (Giorgio Bertan) e lotta per esso, mostrando un’intelligenza innata e una grande voglia di scoprire il mondo.

Belle la scenografia e i costumi di Giulio Fiorato, bravi gli attori. Il pubblico ride e insieme riflette: «anche se questo non è un teatro di psicologia, ma un teatro classico», precisa Bosetti. E la commedia ha davvero rispettato tutti i crismi del “teatro tradizionale”.
Il testo è stato tradotto da Giovanni Raboni, che ha mantenuto l’originale struttura in versi, permettendo così agli attori una recitazione che rispetta la psicologia dei personaggi.

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