Concerti Magazine Mercoledì 17 marzo 2004

Il New Romantic degli Ex‑Otago

Magazine - Gli Ex-Otago non hanno bisogno di molte presentazioni, sono un autentico culto genovese che ormai da qualche anno miete vittime, tanto tra le nostalgiche dei ciuffi alla Wham, quanto tra i Pierrot dalla lacrima tatuata. Abbiamo incontrato i fratelli Otago (Alberto, Simone e Maurizio) che, nella miglior tradizione One-two-three-four!, hanno parato i miei fendenti con sciabolate da “Trilli-Punk”.

Perché avete intitolato The Chesnuts time il disco? Vi piacciono le castagne?! Non siete mica piemontesi...non sarebbe stato più appropriato “The Bàsceicou time”? Fatemi capire.
Da principio volevamo intitolarlo “The cuculli time” ma, diffusasi la notizia, abbiamo dovuto affrontare un branco di massaie incazzate per la loro esclusiva ricetta rapallina. A novembre la caldarrosta è comune, è calda ed è pure buona.

Trovo che il disco abbia dei pezzi molto malinconici (After August, Ford Capri) e che l’uso della chitarra acustica renda il mood, talvolta, addirittura drammatico...
Sei estremamente sicuro di non avere ascoltato la copia tirolese del nostro disco?!

Perché la cover di Save a Prayer dei Duran Duran? Non sarete mica dei Paninari-emotivi!
Crediamo che Save a prayer sia una delle canzoni simbolo degli anni '80, ed essendo legati a quel periodo ci siamo sentiti di farla nostra. Uno di noi ha un rapporto tutto suo con i jeans della controvento.

Suonando pezzi tanto personali e fuori dalle mode del momento non avete difficoltà a trovare spazi dove esibirvi?
Non è facile in qualsiasi caso trovare spazi, soprattutto se non si hanno degli agganci; il fatto di fare musica “molto personale” ci permette (è la nostra politica) di suonare un po’ dappertutto, dalla pasticceria parmense al centro sociale fino a posti più convenzionali.

Si dice che i vostri live-act siano particolarmente infuocati, con lancio di chupa-chups al pubblico e performance molto “fisiche”
I live sono la scenografia e i costumi del nostro disco.

Con chi vi piacerebbe dividere il palco tra le bands nazionali o straniere?
Ognuno di noi avrebbe una lista alquanto ricca, dai Contriva (per Mauri) passando per i Rapture (Simone) fino ai cLOUDDEAD (Albe).

Preferireste fare una tournèe sudafricana con gli Slayer, dieci date in Venezuela con i Rolling Stones o andare alla ventura in Tailandia con gli Xiu-Xiu?
Preferiremmo esibirci al Vogue di Genova di spalla a Magross ed ai Nuovi cadetti.

Secondo voi, quale sarà il genere musicale che verrà recuperato tra dieci anni?
I sondaggi fino al 05/03/2004 dicono il New romantic degli Ex-Otago. Speriamo rivalutino la figura di Malgioglio e “Mamma Maria” dei Ricchi e Poveri.

Mi sembra che la vostra musica possa incontrare anche, e in particolar modo, il favore del pubblico femminile: confermate?
CONFERMIAMO.

Le tastiere ogni tanto mi ricordano il suono delle vecchie Bontempi. Sono pazzo, è casuale o è una scelta voluta?
Non sei pazzo, anzi: le nostre tastiere provengono da mercatini o da ex-teenager ormai padri di famiglia. Comunque abbiamo scoperto un certo feeling con la Casio.

L’ultimo pezzo, The Breakfast Jumpers, è particolarmente elaborato, lungo e con un sacco di samplers: che cosa racconta?
All’apparenza può sembrare più complesso, ma in realtà è uscito dalla cameretta come tutti gli altri. Non possiamo nascondere, però, che quando è nato The Breakfast Jumpers avevamo attorno a noi una situazione triste. Tutt’ora non la proponiamo dal vivo finché la “Tempo” non ci sponsorizzerà.

Prossimi progetti?
Stiamo raccogliendo curriculum per un eventuale quarto-otago e, nonostante la selezione ci rubi molto tempo, stiamo continuando a comporre...e da aprile torneremo a cantare.

La buonanima di G.G. Allin una volta ha detto: “My mind is a gun, my body the bullets and the audience is the target. ("La mia mente è una pistola, il mio corpo è il proiettile e il pubblico il bersaglio".) Condividete questa “filosofia del palco”?
Albe è d’accordo con Gigi, Maurizio assolutamente no, Simone abbastanza.

Ultima, ma in calce, una bella frase d’amore:
Non mi è servita un'agenzia per conoscerti. Non mi basterà una serata fave e salame per dimenticarti.

Che vi avevo detto? Gli Ex-Otago filano e, come un catamarano, non c’è turbolenza che possa disarcionarli. Mi sbaglierò, ma se giocano bene le loro carte potrebbero fare il cosiddetto “botto”. Glielo auguro: sono genovesi e sarebbe bello se anche la loro celeberrima foglia d’acero sventolasse sul pavese della Superba.
“Ma se ghe pensu...”

Marco Giorcelli

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