Concerti Magazine Lunedì 8 marzo 2004

Vertigo!… né Hitchcock né Morgan

“Revival avanti nel tempo” definirei la serata di giovedì 4 marzo al Milk: i My Violent Ego infatti, a dispetto del nome, hanno proposto quel suono tanto in voga nei primi anni novanta tra gli amanti del dream pop inglese. Le coordinate musicali di Christy Brewster e Paolo Miceli (rispettivamente voce e chitarra) vorticavano nelle spirali elettriche, ma eteree che furono caratteristiche del sound 4AD ed anche di Creation.

Personalmente non sono mai stato un amante di quelle atmosfere, anche se ammetto che Treasure dei Cocteau Twins mi ha “turbato” più di una volta. Posso supporre, rispettando la ciclicità storica (leggi moda) che il prossimo decennio vedrà tornare in auge lo shoegaze (letteralmente guardarsi le scarpe, proprio dei musicisti della corrente di cui parliamo), o meglio ancora quel gotico-psichedelico patinato e un po’ “miscio” che è transitato sui giradischi di tanti orfani del dark anni ottanta. Ehm…mi sono lasciato prendere la mano, lo ammetto, veniamo al concerto.

La serata è stata introdotta da Quadraphonic. Il genovese Fabio Zuffanti è un autentico one man band ed inoltre un veterano del rock sperimentale e progressivo italiano: come non citare infatti la sua appartenenza ai grandi Finisterre (tra i più importanti artefici del prog nostrano) o non di meno La maschera di cera o l’ultimo Le fabbriche felici (Spirals) che lo hanno portato a seguire via via un percorso personale e profondo che esce oramai da qualsiasi etichetta tradizionale per approdare ad una contemporaneità musicale in bilico tra tensioni elettriche ed armonie statiche.

La rassegna stampa della serata lo incorniciava così: “da qualche parte tra il primo Battiato e la musica contemporanea”: a dire la verità, del primo Battiato ci ho trovato giusto l’approccio “spaesato”, mentre di contemporaneo aveva la postura genuflessa, non verso la Mecca, ma su un distorsore a pedale su cui si concentrava come su un pianoforte a coda. Musicalmente molto interessante e concettualmente riconducibile ai successivi headliner Fabio Zuffanti ha imperniato il “gioco della serata” proprio sulle modulazioni della distorsione che irrompeva con effetti flanger e talvolta disturbanti (nel senso buono) su basi ossessive o altrimenti ipnotiche. Probabilmente me lo sarei goduto di più a casa e sotto l’effetto di sostanze psicotrope (sento ancora la necessità di un “approccio live” da parte della band che si esibisce) ma, chissà, forse un giorno maturerò anch’io, riuscendo finalmente a trascendere la materia sonora.

I My violent Ego avevano tutt’altra presenza. La voce angelica di Christy si sposava perfettamente con l’immagine da ragazza con l’orecchino di perla mentre la band, in forma di binomio italo-ellenico, ha sciorinato il repertorio di cui parlavo in apertura e nemmeno con eccessiva originalità. Per un po’, la figura e la voce della scozzese mi hanno catturato, ma poi, è stato proprio il cantato costantemente “gregoriano” a farmi sbadigliare e appoggiare al muro. Guarda caso, gli unici sprazzi di vita li ho avvertiti o nei pezzi più dinamici oppure quando Miss Brewster cantava sul serio.
In definitiva una serata interessante, con qualche neo, ma eclettica e assolutamente anti-San Remo! Milk - Milk - Olè!


Marco Giorcelli

(Foto di Federico Tixi)

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