Concerti Magazine Mercoledì 3 marzo 2004

I giovani? ci sono, ma...

Magazine - Dietro l’angolo di Palazzo Ducale, dentro uno stretto portone, attraversando milioni di dischi, 33 giri, 45 giri, 78 giri e ciddì – la sconfinata collezione del – si trova Guido Festinese, che del museo è il segretario: «a dir la verità mi occupo anche dell’ufficio stampa, visto che fare il giornalista è la mia vera professione».
Già. Guido è un critico musicale, collabora con diverse testate come Alias e , ed è il direttore responsabile di .

Come vedi il 2004?
«Dal punto di vista del mio settore, come una grande occasione mancata. Si è infatti deciso di non affrontare il problema della musica».
La musica è un problema?
«Vedi, Genova è una città che decresce – adesso siamo sui 600mila abitanti – ed è la seconda città più vecchia d’Italia. Apparentemente quindi dovremmo essere quelli che hanno meno giovani. Peccato che non sia vero: i giovani ci sono, solo che non sono genovesi. Sono ispanici, senegalesi, arabi, tutta quella fascia che lotta per non diventare microcriminalità. Formano il cuore vivo della città, ma soprattutto saranno i prossimi consumatori di cultura».
E invece.
«E invece l’offerta di cultura che continua ad essere proposta è quella alta, di nicchia, finanziata dallo stato come il Carlo Felice. Ben poco viene fatto per venire incontro alle esigenze di questi giovani, tranne magari il Festival del Mediterraneo. So che il nostro sindaco Pericu ha partecipato ad una conferenza con i sindaci del Mediterraneo: quanto a parlare, si comincia a parlare, ma la politica culturale ancora non c’è. E comunque il discorso riguarda anche i giovani come te».

«L’avanguardia musicale passa a 200 chilometri da qui, a Firenze, a Bologna, ma non da noi. Hai mai sentito parlare – che so – di un concerto di un gruppo come i ?».
Ehm… no.
«Infatti non ci vengono, a Genova. Come non ci vengono i , secondo me il miglior gruppo attualmente al mondo. Siamo una scena molto provinciale e abbiamo più o meno un anno di ritardo sui fermenti contemporanei, sei mesi se va bene».
Il jazz è messo meglio?
«Il jazz è messo male di suo, strozzato dalle imposizioni di cinque multinazionali del disco: i geni ci sono, ma non te li fanno ascoltare. Il mercato è deciso da cinque manager giapponesi che sono rimasti alla musica del 1955, solo che adesso te la condiscono di belle fighe, come Norah Jones o Diane Krall. E nessuno si fila ».
Quali sono i programmi del Museo del Jazz nel 2004?
«Sopravvivere, visto che facciamo già fatica a fare quel poco che facciamo. A parte gli scherzi, abbiamo in programma di ristampare alcune rarissime incisioni della nostra collezione, come due vecchi LP degli anni ’60 con in concerto a Genova accompagnato da band locali. Saranno anche di nicchia, ma fanno memoria storica… e comunque quando capitano collezionisti americani o inglesi, a vedere quello che c’è qui gli piglia un coccolone! Stiamo anche cercando di sfruttare meglio il materiale, soprattutto i vecchi 78 giri. Ad esempio il mese prossimo su Musica Jazz uscirà un CD dedicatoa Gillespie, quasi tutto composto con brani della nostra collezione».
Poi ci sono i concerti…
«Un concerto di qualità a cadenze costanti, ecco quello che ci vuole. Il 7 aprile verrà , un grande sassofonista americano. Poi d’estate ci sarà ancora la rassegna di jazz tradizionale di Sori e Camogli, che ormai assomiglia a tutto tranne che ad una rassegna di jazz “tradizionale”. Poi abbiamo in ballo un progetto sul jazz ligure: raccogliamo il who’s who della scena regionale, tutti i gruppi e tutti i singoli, senza distinzione di stile, e ci proponiamo agli enti e alle istituzioni come coordinamento».
Bello!
«E utile. L’idea è piaciuta, l’abbiamo anche proposta a Palazzo Ducale, ma risposte – fino ad ora – nessuna».

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