Magazine Giovedì 26 febbraio 2004

L'europeo infelice

Moni Ovadia ha detto di lui che è il cuore dell’altra Europa. È stato lo scrittore bosniaco ad aprire, giovedì 26 febbraio nella Sala degli arazzi del Consiglio Comunale, l'iniziativa . A fare gli onori di casa Anna Maria Panarello, Assessore alla Cultura della Provincia di Genova, che l’ha definito un autore che «supera gli steccati della letteratura tradizionale, tentando di migliorare il mondo».

Ad intervistarlo è stato il giornalista Sergio Buonadonna, che così l’ha presentato: da sette anni Matvejevic è cittadino italiano; nel suo paese è stato considerato “dissidente” dopo la guerra e la pulizia etnica e politica. L’Europa occidentale e il mondo l’hanno conosciuto grazie ad opere come Breviario mediterraneo (Garzanti, 1988) – tradotto in venti lingue – ed Epistolario dell’altra Europa (Garzanti, 1992), scritto in difesa dei diritti dell’uomo.
Attualmente Matvejevic è consulente culturale per il Mediterraneo del presidente della Commissione Europea Romano Prodi: «La collaborazione ha avuto inizio con una mia presa di coscienza», spiega lo scrittore in un italiano quasi perfetto, «si sta facendo un’Europa senza curarsi del Mediterraneo: è un percorso che potrebbe essere pericoloso. Ho trovato un Prodi capace ma isolato, ostacolato dall’Italia e snobbato dai burocrati europei». L’iniziativa che Matvejevic ha proposto ai ministri coinvolge direttamente il nostro Paese: «L’idea è quella di creare una fondazione euro-mediterranea, per trasformarla in una grande università europea: sarebbe una chance per l’Italia».

E Matvejevic si è occupato direttamente dell’Italia, e di due città in particolare - Genova e Venezia - con due famosi saggi: «Vorrei che Genova riuscisse a sfruttare la sua attuale posizione di Capitale Europea e a mantenerla. Diversamente da Venezia, Genova non ha creato un suo mito. Eppure c’è la gloria del passato, con famiglie come quella dei Doria. Ma parliamo di una città molto realistica e poco sentimentale». Mentre lo scrittore parla della Superba, è evidente il suo amore per questa città le cui colline, così affascinanti, fanno venire voglia a Matvejevic si occuparsi ancora di lei.

Ma il suo sguardo si fa malinconico se gli si chiede della sua terra d’origine: «Ho proposto un “socialismo dal volto umano” e ho tentato di combattere con la penna: se fossi rimasto in Jugoslavia non avrei potuto farlo, per questo ho scelto una posizione tra “asilo” ed “esilio”». Matvejevic ha vissuto alcuni anni in Francia, dove ha insegnato Letterature comparate alla Sorbona: «Ma ora sto molto bene in Italia», conclude: «Qui mi sento un cittadino critico, ma libero».

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