Concerti Magazine Giovedì 26 febbraio 2004

Una forza della natura

Magazine - Una forza della natura questa giovane artista dalla voce limpida come l’acqua che scende, che scroscia. Come se i suoi suoni provenissero da una foresta. Gridati, sussurrati, con veemenza e forza, con la dolcezza di una sofferenza e di una gioia impazzita.

Ieri sera il Teatro Carlo Felice era gremito: appoggiati alle colonne, seduti - quando possibile - sugli scalini, sotto il palco. Seduti ai nostri posti, a volte in piedi. Per Elisa in concerto. Per questo folletto dai capelli lunghi e dalla pelle bianca.

Lei seduta. Come noi. Dietro le coriste sedute. Come noi. Il bassista seduto. L’ormai mitico Max Gelsi a muovere la testa con il suo basso. A battere le mani con noi.
Direttamente dall’ultimo CD, Lotus, Elisa ha aperto il concerto con Halleluja, in un crescendo di partecipazione di chi non poteva non ricordare le parole dell’unica canzone in italiano, Luce. A noi dava il microfono per gridare Ascoltami, e poi Labyrinth, tratto da Pipes and Flowers, una della prime canzoni con cui Elisa si era fatta conoscere al pubblico. Per passare da Femme Fatale dei Velvet Underground.

E per finire con Almeno tu nell’universo nella sua versione soffiata, dolce, a sussurro. A passarci il suo respiro, proprio per contrapporsi a quella urlata della grande Mia Martini.
Era l’ultima data della sua tournée ieri sera. Ma era anche periodo di Carnevale. Elisa, timida, riservata, di poche parole col pubblico, ha però sorriso con noi, attraverso gli scherzi che i ragazzi del gruppo le hanno fatto: “Non sapete cosa sta succedendo, c’è qualcuno che mi ha toccato con delle mani di plastica!!”. Erano tutti mascherati. Parrucche gialle e azzurre, maschere di cavallo. Alla fine è stata la festa: coriandoli, bombolette spray, un po’(eravamo al Carlo Felice, insomma!) quindi solo un po’ di acqua versata sul pubblico. Bob Marley e Jamiroquai di sottofondo per salutarci ancora. E per dirci arrivederci la sua ruota finale sul palco, da ginnasta, da pazzerella che, come tocca le corde dell’anima, potrebbe ancora divertirsi a saltarla quella corda.

Il Carlo Felice, giochi, suoni perfetti, puliti, che Elisa, "bella, grande" - come le ha gridato il pubblico- ha reso per una sera un cortile dei nostri primi giochi…

M.Giardina

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