Magazine Martedì 24 febbraio 2004

Natura quasi morta

"…Non c'è niente di più affascinante
dell'espressione di un essere umano
che rimane a guardarvi morire
senza tentare di salvarvi…"
(Amélie Nothomb)

Osservo la scansione dei colori con occhi dubbiosi, poco convinto della scelta, scettico nei confronti del risultato raggiunto, non attento alle parole che mia moglie mi sta scaricando direttamente nell'orecchio. Lei parla. Io collaboro poco alla buona riuscita della conversazione telefonica. Divago con la mente.
"Allora ci sentiamo più tardi" dice mia moglie, con la sua voce modulata, sensuale e al contempo autoritaria, sicura delle parole scelte.
"Certo…più tardi" concedo e appoggio il cordless sul tavolo, di fianco a Flash Art aperto alla pagina che pubblicizza la mia mostra in una galleria di Torino. La mia cara moglie lavora per una importante fondazione di arte contemporanea, è consulente di una prestigiosa casa d'aste internazionale, è sempre in giro per il mondo, non si perde una Biennale, una Documenta, una Fiera d'arte contemporanea, l'inaugurazione di un nuovo museo, magari a Malindi o a Tokyo o a Bratislava.

E' riuscita, e non era certo cosa facile, a far comprare alla fondazione due miei quadri: è in gamba lei, questo è indiscutibile. E' sempre indaffaratissima, non c'è mai, e forse è anche ubiqua.
Io invece, dall'alto del mio talento artistico, cazzeggio buona parte della giornata nel mio studio, poi in questo periodo non dipingo neanche più: più che altro taglio, seziono e assemblo enormi pannelli di PVC espanso coloratissimi, ma il lavoro fisicamente lo fa il mio corniciaio, io gli do i progetti, i pannelli tagliati in un certo modo e lui li realizza.

Mia moglie è piena di energia positiva, un fiume in piena, piace a tutti, è simpatica, divertente, sa sempre cosa deve dire o fare, non si tira mai indietro di fronte al lavoro, alle levatacce, al tirar tardi, anzi, guai a toglierle le frenetiche attività, guai a lasciarle momenti morti: io invece sono sempre più depresso, indolente, non ho voglia di uscire, di vedere gente, di socializzare, non ho voglia di fare niente, continuo la mia lenta ma inesorabile trasformazione in orso asociale.
Lei dice in continuazione che devo fare pubbliche relazioni, farmi vedere ai vernissage delle mostre, parlare con i critici e i curatori e i galleristi e i mercanti e i mecenati, io però non voglio fare niente, non voglio vedere nessuno, c'è già lei che fa pubbliche relazioni, che partecipa a tutti gli eventi. Che fortuna eh! Che immensa fortuna.

Già, una bella fortuna, non c'è che dire: solo che mia moglie ha un amante, ma lei non lo sa che io lo so. Mi tradisce con uno psicologo, e già questo è fastidioso, un discreto collezionista di arte contemporanea,
di Laura Calevo

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