Magazine Lunedì 23 febbraio 2004

La Genova di Sepúlveda

Di Luis Sepúlveda


Dire Genova è dire viaggio, mare, destino sconosciuto, avventura, ritorno a un tempo in cui il valore degli uomini si misurava dalla portata dei loro sogni. Questa è la Rotta di Genova, al di là della sua storia di scambi commerciali e marittimi, è la rotta che segna il punto di partenza di un viaggio verso la speranza.

Ho sempre pensato che genovese sia sinonimo di sfida, perché fu proprio un genovese a dimostrare che l'orizzonte era lì per essere raggiunto dall'uomo. Quel genovese illustre credeva che non fossero i canoni religiosi a orientare il destino, ma il fulgore delle stelle più lontane, e così orientò la sua navigazione orientato dagli astri più deboli, dalle luci più incerte.

La storia è sempre stata scritta con la calligrafia arbitraria di quelli che si credono padroni del destino. Ma l'altra storia, la storia vera, l'hanno scritta coloro che, pur essendo analfabeti, sono stati i grandi protagonisti dell'avventura umana.

Ho letto molte biografie di Colombo e in tutte il Grande Ammiraglio del Mare Oceano non è altro che un commerciante, un marinaio che ha tracciato una nuova rotta mercantile. Io credo che fu molto di più, credo che fu qualcuno convinto dal vigore dei suoi sogni, uno studioso del cielo e dei venti, un uomo che osò raggiungere la linea dell'orizzonte e varcarla senza voltarsi indietro, perché quello era l'unico modo di avvicinarsi all'utopia.

La storia del commercio ci parla dell'importanza di Genova, del suo territorio, della provincia così estesa e integrata con la sua storia alla città stessa, ma omette che quegli stessi commercianti non ebbero una visione abbastanza ampia da comprendere le idee allucinate e poetiche di un navigatore visionario, che alla fine dovette cercare appoggio per la sua impresa nelle oscure e meschine corti spagnole. In questo senso, un'altra rotta che parte da Genova è quella del coraggioso esodo di un navigatore la cui verità, una verità che avrebbe cambiato la storia del mondo, nessuno aveva voluto ascoltare.

Se c'è una città europea che merita il titolo di capitale culturale, quella è Genova. Città di navigatori, città così legata alla storia del Mediterraneo e del mondo che i suoi confini si estendono per tutta la terra, la più indicata a recuperare il valore dei sogni poetici, allucinati, visionari, dei milioni di navigatori contemporanei che dicono che i commercianti non sempre hanno ragione.

Più di cinquecento anni fa un genovese credeva che la vita non si interrompesse in un baratro infinito e che l'uomo dovesse avere il coraggio di sfidare i mari più terribili, i venti più crudeli, per approdare al porto della speranza. Grazie a questo retaggio appena due anni fa, quando i giovani genovesi hanno sfidato i padroni del mondo gridando che Un Altro Mondo è Possibile, le loro parole erano piene di simboli degni e di storia genovese. Come in un viaggio circolare e infinito, la speranza salpa da Genova e torna sempre nello stesso porto.

(Traduzione di Ilide Carmignani)

Questo intervento di Sepúlveda è stato scritto in occasione dell'iniziativa .
di Laura Calevo

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