Concerti Magazine 262 Club Lunedì 16 febbraio 2004

I Lo‑fi sucks! tornano al Milk

Magazine - Il 26 febbraio appuntamento imperdibile al Milk per i veri indie-rockers: la band di Pierpaolo “Doc” Rizzo non ha bisogno di presentazioni per chi segue la scena musicale cittadina, i Lo-fi sucks! (web.tiscali.it/lofisucks ) infatti, dopo il maturo Temporary Burn-Out, stanno preparando il nuovo lavoro in uscita entro il prossimo autunno.
Cambi di formazione, di sonorità e il passare del tempo non hanno attenuato la determinazione del progetto nato e sviluppatosi dalla perseveranza e dall’amore di Doc.
Chiacchierare con lui (vero Doc-tor in neuropsichiatra) è un piacere, basta che si tratti di musica.

Perché un ragazzo che non vi ha mai ascoltato dovrebbe venirvi a sentire al Milk? Se tu potessi farti uno trailer radiofonico per il vostro show che diresti?
Un trailer… lo farei fare a qualcun altro! Comunque un giovane dovrebbe venire al Milk a prescindere dal fatto che ci siamo noi, perché dovrebbe essere animato da curiosità.

Da quanti anni è che fai musica? Non ti sei mai rotto le scatole di essere musicista a Genova?
Direi da una quindicina di anni in maniera ‘attiva’ (cioè, con un gruppo). Non mi sono stufato, non credo che il fatto di vivere a Genova possa influenzare negativamente questa scelta. Credo che collaborare con persone ‘stimolanti’ come Fabio e Mauro sia determinante nel continuare a voler fare musica/dischi etc.

Mi potresti sintetizzare l’evoluzione musicale di Doc dai Backwards fino ad oggi?
Avevo 20 anni, ora ne ho 36. La mia musica è sempre stata legata a doppio filo con le mie esperienze, e ne ha sempre risentito in qualche modo. E poi, ora ho molti più dischi.

Come si è evoluta la vostra musica dagli esordi dei LFS ad ora? Lou Barlow e Stephen Malkmus sono sempre tuoi grandi amori?
Più che descriverla, tale evoluzione è più facile ‘verificarla’ ascoltando i dischi. Certo, si sono ampliati gli ascolti e ciò aggiunge nuovi elementi nel minestrone LFS. Obiettivo dei LFS è quello di essere ‘mentalmente indipendenti’ rispetto ai generi. Riuscirci però è un altro paio di maniche.
Non credo che i Pavement abbiano rappresentato un’influenza così preminente nella nostra musica, ma se c’è stata forse era più nel primo disco, che era taaaanto tempo fa. Lou Barlow mi sembra una brava persona.

Ho letto una tua intervista su una vecchia fanza punk dove ribadivi la tua ferma e decisa scelta dell’inglese come lingua nei tuoi pezzi. Continui ad esserne convinto?
Continuo a pensare di non essere in grado di scrivere testi in italiano che non suonino come testi di Elio e co. E’ un mio limite, comunque, e a questo punto me ne sono fatto una ragione.

La tua professione ha mai influenzato la scrittura delle canzoni? Chi sono i “beautiful angels” citati in Temporary burn out?
Più che la professione la voglia di guardare ‘dentro’ alle persone (me compreso), che naturalmente è uno dei motivi per cui faccio quel che faccio.
‘Li belli angioletti’ comunque non è altro che un solenne inno alla femmina…

Qual è secondo te la band più promettente del panorama internazionale?
Non saprei proprio, sono poco attento a quello che succede ora, ma se sento un disco nuovo che mi colpisce lo acquisto; di recente mi è successo con i Books, i Crescent, e gli Oneida, che al momento sono tra i miei favoriti.

Ti senti più vicino a Perturbazione, Three seconds kiss o Meganoidi?
Direi idealmente a un incrocio tra Perturbazione e Three Second Kiss.

Oggi come oggi consideri i L.F.S. come una band o come il progetto di Doc?
I LFS sono nati nel 1996 come progetto di Doc, ma direi che già dall’anno dopo sono diventati una band e il progetto di Doc e Buzzi e di chiunque abbia voglia di collaborare con noi, e tutt’ora è così.

Da neuropsichiatra hai mai avuto la sensazione di avere a che fare con dei pazzi nel mondo della musica? Ti piacerebbe collaborare con D. Johnston?
Nel mondo delle arti e dello spettacolo circola qualche persona ‘genuinamente’ disturbata, ma per lo più trovi tanti bimbi viziati. E quanto a Johnston, lo sai che lavoro solo con i minori…

Il prossimo disco, come sonorità, sarà simile a T.B.O.?
Ogni disco ha un suo suono, perché concepito in un periodo differente della nostra vita. Dai ‘sintomi’ che emergono in sala prove, il prossimo, sì, suonerà un po’ diverso. E forse i prossimi concerti daranno qualche indicazione in merito. Per giugno/luglio comunque ci ritroveremo con Fabio Magistrali a mettere tutto su nastro, il che ci elettrizza e non poco. Appuntamento con i Lo-fi sucks!: giovedì 26 febbraio. Al Milk ovviamente.

di Marco Giorcelli

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