Concerti Magazine Venerdì 5 gennaio 2001

Diventa Rockstar 3: il demo

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Terza lezione: come fare un demo.
Okay, supponiamo che abbiate deciso di provare sul serio a fare gli artisti. Supponiamo anche che abbiate un vero contatto utile nel business. Adesso dovete produrre la canzone.
Primo grande problema: quando farlo.
Tenete presente che avrete al massimo una possibilità di ascolto. Se sbagliate, il resto del vostro materiale potrà essere anche stupendo ma difficilmente verrà ascoltato. Quindi prima di agire dovete una volta di più pensare a fondo. La domanda da porvi è –questo è veramente il mio massimo?- Occhio! Potreste essere bravi ma ancora in corso di maturazione. Non buttate via delle occasioni, aspettate. Date ai discografici esclusivamente il vostro meglio.
Il meglio per un discografico è essenzialmente:
Una cosa che piace a tutti.
In grado di colpire un DJ radiofonico medio: colpirlo a tal punto da fargliela mettere in radio 6 volte al giorno senza che lo si debba pagare.
Per arrivare a tanto la vostra canzone dovrebbe per esempio avere un formato "tipo": il ritornello deve arrivare entro un minuto dall’inizio del pezzo. La durata complessiva deve aggirarsi intorno ai tre minuti e mezzo.
Ora supponiamo che la vostra creazione corrisponda a tutto quanto sopra. Dovete registrarla? Ecco la parte più delicata. Un tempo i cantautori come Gino Paoli, Francesco Guccini e compagnia, si recavano dal discografico con la chitarra e gli suonavano il tutto. Ahahahahahahah gran bella cosa. Purtroppo non è che un ricordo.
I discografici di oggi, nel caso vi palesiate con la chitarrina, si addormenteranno sull’istante. I moderni capoccia dell’industria sono privi di qualsivoglia immaginazione. Ne consegue che dovrete presentare un prodotto finito. Un disco. Come siamo arrivati a tanto? E’ semplice: la complessità dei demo è cresciuta talmente nelle ultime due decadi, che gli addetti ai lavori hanno smesso di aver orecchio per le potenzialità di una canzone. La ascoltano finita e ragionano su quanti adolescenti la comprerebbero.
Il discorso è inverso per gli arrangiatori. Se il vostro demo è destinato ad un arrangiatore, suonate meno strumenti possibile. L’arrangiatore contrariamente al manager, ha un approccio squisitamente musicale: ascolterà pensando a come può costruttivamente intervenire sul pezzo. Quindi:

Demo per il discografico=più completo possibile
Demo per l’arrangiatore=più scarno possibile

Ulteriore dritta: la possibilità di arrangiare una canzone è oggi alla portata grosso modo di chiunque. Tutti i piccoli studi di registrazione sono in grado di farvi un arrangiamento: basta un computer e qualche tastiera. Sfortunatamente molti dei proprietari di piccoli studi non sono arrangiatori. Sono dilettanti. E il loro tipico atteggiamento è “nessuno arrangia bene come noi, qui ci metto una parte di archi!”. Ma nessuno di loro è Quincy Jones. Se non state attenti vi faranno un arrangiamento pieno di cose, spesso del tutto inutili se non dannose.
Il consiglio: registrate le vostre canzoni nel modo più povero possibile e consegnatele ad un arrangiatore/produttore di quelli veri. Se sono belle lui se ne accorgerà e alla confezione provvederà personalmente. Non presentatevi dai discografici se non avete la massima sicurezza in ordine alla professionalità del vostro prodotto.

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