Amore anni '60 con happy end - Magazine

Amore anni '60 con happy end

Oggi al cinema Magazine Giovedì 12 febbraio 2004

Magazine - Accolto entusiasticamente l’anno scorso da critica e pubblico negli States, Down with love- Abbasso l’amore è sbarcato in Italia con minor risonanza. Diciamo subito che si tratta di un prodotto difficile, nonostante la sua quieta apparenza. Colto nelle citazioni, decisamente arguto in alcuni dialoghi e assolutamente perfetto nei riferimenti visivi, ma affetto da una terribile patologia: l’happy end ricercato a tutti i costi. Fermi tutti: sarebbe da ipocriti non ammettere che, andando a vedere un film del genere, ci si aspetti zucchero filato a profusione, ma certi passaggi caustici farebbero sperare in un’evoluzione del genere rosa hollywoodiano.

Il film di Peyton Reed riporta in auge le vecchie pellicole americane dei primi anni ’60, quelle in cui si muovevano con grazia divi come Doris Day, Audrey Hepburn, Jack Lemmon, Sandra Dee e perfino la nostra Lollobrigida (pensate a Torna a settembre): deliziose commedie confezionate come un catalogo di buoni sentimenti, di guardaroba femminili, di arredamento in formica e radica e di elettrodomestici ingombranti, ma indispensabili alle moderne massaie. Un’implicita esaltazione dell’efficienza e dell’ordine degli USA del secondo dopoguerra: sogni scanzonati, amati soprattutto per la loro leggerezza, lontani milioni di anni luce da volgarità di bassa lega.

Fa capolino l’emancipazione femminile, e, immersa nella New York del 1962, se ne fa portavoce la scrittrice Barbara Novak (Renée Zellweger): costei, fasciata da improponibili tailleurini rosa confetto, teorizza - sacrilegio!- l’indipendenza sessuale delle donne, elaborando in un manuale un metodo quasi scientifico che permetta loro di evolversi al punto di fare l’amore come gli uomini, solo quando lo desiderano, ovvero sesso, senza sentimento, sostituendo l’affetto con un gustoso surrogato, la cioccolata.

La prode donnina viene baciata da un successo editoriale immediato, ma ritratta le sue teorie e capitola davanti a Cupido quando incrocia il fascinoso giornalista sciupafemmine Cutcher Block (): egli, fingendosi un timido astronauta, intende compiere uno scoop giornalistico in cui dimostrerà che anche la regina del sesso cervellotico non può resistere all’amore.
Tra vere e proprie sfilate di moda glamour in cui furoreggiano colori shocking e cotonature d’alta quota, i due si muovono nella Grande Mela dei tempi d’oro, tra locali alla moda e spettacoli di grido di Broadway (Who’s afraid of Virginia Woolf?), accompagnati da una colonna sonora fedelissima all’impianto delle originali commedie sentimentali, in cui archi e corni sottolineano ogni ammiccamento del viso o svolazzo delle ampie gonne e dove spunta perfino la calda voce di Sinatra con Fly me to the moon.

I due protagonisti, affiancati da simpatici comprimari, si muovono disinvolti, ma –ahimé- manca la genuina ingenuità di film come Lo sport preferito dall’uomo per credergli fino in fondo: il limite della pellicola, comunque piacevole, è questo.
La Zellweger si diverte un mondo a dimenare il fondoschiena, libero dal grasso superfluo di Bridget Jones: in bilico su tacchi vertiginosi, fa le fusa come una pin-up quando ha indosso un costume da bagno uguale a quello della Lolita di Kubrick, strizza gli occhietti azzurri e, appena può, arriccia stucchevolmente la bocca trasformandola in un carnoso cuoricino. Dopo una decina di queste mossette, diventa letteralmente indigesta. Il caro Ewan, dal canto suo, ce la mette tutta per incarnare l’algido seduttore, sfoderando a più riprese sorrisi maliardi e sguardi malandrini. Ma Rock Hudson, pace a lui, era tutta un’altra cosa.

Dopo un inatteso colpo di scena, la conclusione: gli uomini preferiranno anche le bionde, ma non disdegnano le brune, per poi sposare le rosse. Tanto per non scontentare nessuno. E, per non dimenticare i fasti canterini dei due protagonisti, Chicago per lei e Moulin Rouge per lui, un duetto in chiave musical alla Ed Sullivan Show sui titoli di coda. E vissero tutti felici e contenti.

Al cinema www.cinemagenovacentro.it

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