Magazine Mercoledì 11 febbraio 2004

Un treno d'amore

Magazine - Il suo viaggio iniziò con uno squillo del telefono: «pronto?». Ho cambiato posizione, ora sono seduto nella direzione del treno, così non patirò il viaggio. «Già ti manco?». Ride, dall’altra parte, l’uomo appena incontrato...
I loro treni viaggiavano veloci in due diverse direzioni. Avrebbe dovuto capire immediatamente, ma non lo fece. Invece rise anche lei, nella sua cabina semivuota, e fece volare la sua immaginazione. La fantasia prese il sopravvento e rise. Rise di un riso ritrovato, emerso chissà da dove, insperato. Ma i treni continuavano a viaggiare in direzioni opposte. Il telefono continuò a squillare nei giorni seguenti, lo fece ancora, e ancora. Tutto era pieno di eros, sensualità, incantesimo. Non così i suoi sogni, che si trasformarono presto in incubi. Così, ospedali e febbre si presero le sue notti solitarie. Ancora una volta, avrebbe dovuto capire.

Ma il giorno, il giorno era pieno di lui, dello sconosciuto incontrato per caso all’entrata di una libreria. «Cosa compri?», «Geoffrey Holiday Hall, e tu?», «Henry Miller». Questo bastò. Bastò ai loro occhi, al loro freddo, al loro solitario desiderio inconsapevole di perdersi, alla loro ricerca di anime. Due anime, fino ad allora incappucciate, si incontrarono. I treni continuavano a viaggiare veloci, sempre più veloci, in direzioni opposte. Quegli stessi treni li fecero incontrare di nuovo. Non passò molto tempo e il loro incontro, questa volta sì, fu pieno di baci, di rossetto sparso sulle guance, di guance arrossate dalla barba sfatta, di maglioni prestati e calze sparse nella loro casa azzurra.

Ma i treni continuavano a separarsi, sempre più in fretta, sempre più veloci, sempre più lontani. Non bastò il calore dell’amore, in quella piovosa giornata, a cancellare il passato, a creare un rifugio, a togliere la polvere, a prendere i loro cuori sopra ogni legame. La distinzione fra il bene e il male fu la causa della rapida discesa sulla terra; nulla fu sufficiente, neppure l’amore di due eterni innamorati da tempo ormai remoto, che si riconoscono attraversandosi a vicenda l’anima. Forse dirsi ancora sì sarebbe stato pianto, ricordi fra loro, amore vero, forse dirsi no non era sincero, ma fu l’esplosione di un pugno contro il muro, di mani gonfie, la forse non improvvisa caduta di un’anima che non vuole leggere negli occhi, che piangono miele e dolcezze.

Ma fu un no. Un consapevole e crudele no per la fine di quest’imprevisto amore portato dai treni, di quest’ abbraccio lungo quanto la notte appena passata, dell’adolescenza forse ritrovata e rivissuta nei lunghi attimi in cui i loro occhi desideranti si posavano su corpi ormai non più giovani.
E ancora i treni continuano a viaggiare sempre più veloci e lontani.
E ancora i treni li separano, questa volta per sempre.
E ancora, senza il coraggio di voltarsi indietro dopo l’ultimo bacio.
E ancora una volta...il resto è silenzio. Claudia Sario

di Daniele Miggino

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