Magazine Martedì 10 febbraio 2004

La Posta del Cuore

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Rieccomi qua, cara Antonella, a comunicarti le mie decisioni.
Ti premetto che non pretendo che tu mi risponda ancora (non ti voglio trasformare nella mia psicologa personale, nè diventare monopolista dello spazio che gestisci). In ogni caso, ti lascio il mio indirizzo di posta elettronica: se vorrai dirmi qualcosa, mi farà comunque molto piacere.

In realtà, quando ho letto la tua risposta, ho provato un po' di rabbia. Credo si tratti di semplice fraintendimento, però: in fondo tu non puoi conoscere quanto me come sono andate le cose. Mi hai detto: "Forse da te si aspettava un sostegno e magari un esempio. Le rimproveri di non fare nulla per cambiare. E tu?". Io, te l'assicuro, le sono stato vicino in ogni momento (anche perdendo tempo per i miei esami); l'ho sostenuta con tutto l'amore (tanto), la lucidità (perchè credo che con un briciolo di razionalità in più starebbe molto meglio), e l'affetto che riuscivo a darle. Non può certo rimproverarmi di essere stato assente nel momento del bisogno (anzi, credo di essermi guadagnato una citazione nel best seller "Donne che amano troppo", nella sezione "a volte anche gli uomini...").

Insomma, escludendo la tesi di Maurizio Ferradini (si è stufata perchè le ho dato troppo), non riesco proprio a farmene una ragione. Mi pare che tu - pienamente giustificata, appunto perchè sai poco della storia - tolleri un po' troppo il suo comportamento. Ma la sua situazione non è affatto cambiata in questi mesi. Faceva lo stesso lavoro, viveva con i fratelli e abitava nella stessa casa anche l'anno scorso, con la differenza che era dolcissima, mi telefonava ogni volta che non mi vedeva, e qualche volta - ! - era lei a starmi vicina quando ne avevo bisogno.
Tu dici: "Forse aspetti da me una sorta di assoluzione perché vuoi lasciare una ragazza chiaramente in difficoltà". Io non vorrei lasciare proprio nessuno, ma lei l'ha fatto, scegliendo di andare a Roma quando poteva stare con me, tenendo il telefono spento quando sapeva che l'avrei chiamata, e scegliendo di farmi soffrire (l'ha capito benissimo che sto male) con un silenzio che dura da Natale.

C'è un altro? Non lo so, non sono tra quelli che considerano matematico il collegamento "mi ha lasciato, ha un altro", ma non posso escluderlo.
E' una possibilità.
Ma come faccio a recuperare il rapporto, a riavvicinarmi a lei, se lei stessa sta costruendo un muro tra noi due, ogni giorno più alto e solido?

Credo che lei abbia stilato una lista delle cose che non le vanno, e io sia in cima, sottolineato due o tre volte. Penso sia scappata da me, perchè ero io quello che non le andava, e, molto vigliaccamente, ha scelto di sparire nel nulla, piuttosto che dirmelo (anche qui la letteratura femminile mi aiuta: leggevo del "tipo di uomo che quando si stufa di te, se ne va e basta, semplicemente non facendosi più trovare").
Forse da te mi aspettavo solo un: "sì, non vuole più saperne di te e ha deciso di lasciarti senza una parola, quella stronza. Ora ricomincia a vivere".

Chiudo con un nota positiva: mi sono fatto un weekend a Genova (ah - io sono di Bologna): in Via del Campo ho cercato di rallentare i processi autodistruttivi che genera la mia mente, e al ritorno ho ripreso in mano i libri. Ora il mio libretto universitario vanta due nuove firme, e presto ne arriverà una terza. Poi farò domanda per il progetto Erasmus.
Diciamo che ho voluto ribadire a me stesso che sono ancora vivo...
Grazie ancora per l'attenzione

Luca

Caro Luca,
ti pubblico ancora una volta perché – anche se molto garbata - la tua lettera contiene una critica. E preferisco che le critiche siano pubbliche. Per la verità non credo di avere nulla da rimproverarmi: penso che in fondo la scrittura, insieme a questo dialogo minimo ti abbiano aiutato a vederci un po' più chiaro. E a iniziare a fare progetti. Ammetto, tuttavia, di essere quasi sempre dalla parte delle donne, un po' per formazione, un po' perché mi ostino a credere che continuino a incontrare molte più difficoltà dell’altro sesso per realizzare i loro progetti, siano professionali o privati. Mi piace questa lettera perché, malgrado l’apparenza, c’è il lieto fine per una volta. Hai capito che i cuori infranti, a 23 anni, si possono rattoppare e hai cominciato a lavorarci sopra. Complimenti per il libretto, in bocca al lupo per l’Erasmus.


Ciao, antonella


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di Antonella Viale

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