Magazine Mercoledì 4 febbraio 2004

Profondo Nin

parte terza

Venti lunghi minuti in galleria. Poi finalmente le stelle, i costoni di roccia e l’Aarau che, giovane, scorre tempestoso a valle, verso il lago, verso Lucerna. Poi la strada si fa di nuovo piana: Viola ha cambiato cd ed ha messo su Crosby, Stills, Nash & Young e così, immersi in dejà vu tanto musicali quanto esistenziali ci ritroviamo, dopo un tempo a me parso breve, a Basilea, alla frontiera con la Germania. Sono già le tre del mattino quando mi fermo al Rasthoff , subito dopo la dogana: abbiamo voglia di sgranchire le gambe e stirare la schiena. E poi, dopo la sosta ai bagni, un caffè lungo e una fetta di apfelstrudel non ci faranno mica male!
L’autobahn è deserta a quest’ora se si eccettua qualche pazzo che, al volante di rombanti auto sportive, approfittando dell’assenza di limite di velocità, ci supera a duecentocinquanta all’ora interrompendo la monotonia della lunga striscia d’asfalto che taglia in due lo Swarzwald
. Sono ormai alle porte di Karlsruhe quando inizio a sentire i primi richiami che Morfeo mi manda sottoforma di stimoli soporiferi. I chilometri continuano a scorrere mentre considero che per dormire ho solo un sacco a pelo: anche la mia amica, a giudicare dalle dimensioni dello zainetto, dovrebbe averne uno. Mi servono al massimo tre o quattro ore di sonno, in una zona tranquilla di un parkplatz e sarò come nuovo.
Supero la prima indicazione dell’uscita sud di Heidelberg quando Viola mi dà due colpetti sulla spalla e mi fa dei cenni con la mano destra: vuole uscire dall’autostrada. Esco, rallento e al primo incrocio mi fermo: non ha pensato al sacco a pelo!
"Ma poi, Gheppo, sono quasi le cinque e abbiamo parecchie ore di guida sulle spalle e tu sei stanco: si vede dagli occhi. Fermiamoci in una pensione, dormiamo qualche ora e, quando ci alziamo, ci aspetta una ricca colazione alla tedesca: ti va il programma?".

Il Gasthaus si chiama König Wilhelm e non hanno camere singole: due matrimoniali o una doppia con due lettini.
Uno sguardo veloce ed optiamo per quest’ultima: non so lei ma io, malgrado il sonno, un brividino sulla schiena l’ho sentito scorrere.
Finalmente siamo in camera: lei va in bagno per svestirsi mentre io, stanchissimo, mi allungo sul letto e senza rendermene conto mi appisolo.
La sua voce che mi esorta a spogliarmi e mettermi comodo mi risveglia: riapro gli occhi a fatica e...stavolta indossa solo la tovaglia da bagno fornita dalla ditta: il resto sono gocce d’acqua che scivolano a terra sul suo corpo quasi nudo.
È un’attimo: mi siedo sul letto e, silenziosamente, le tendo le braccia. Lei allunga le sue ad unire le nostre mani e l’enorme asciugamano scivola a terra rivelando così interamente un corpo tornito, ancora sodo e molto desiderabile.
"Ma non eri stanco morto?", blatera la solita vocina interna, ma con un gesto la scaccio dalla mia mente: niente storie adesso, siamo in ballo e...balliamo!

Terzo

Fleishkase mit kartoffeln unt zwibeln alla brace ed una mezza pinta di pilsner locale non sono esattamente quello che costitutisce la mia abituale colazione mattutina, ma è indubbio che dopo tanto “trafficare”, sono intimamente apprezzate dal mio palato. Anche la mia compagna sembra gustare molto il primo pasto della giornata: mangia golosamente ed in silenzio mentre un sorriso malandrino le illumina il viso. All’apparenza non sembra, come me, turbata da quello che è successo: dice che sono state le vibrazione della moto a farla reagire così e che quando mi ha fatto segno di uscire dall’autostrada, si sentiva un calore che veniva su.
Non ho nulla da recriminare, ben inteso, ma non posso fare a meno di considerare che mi trovo a metà strada di un percorso che doveva portarmi tra le braccia di una donna e nel frattempo, sono caduto tra quelle di un’altra!
Un’altra che non rappresenta quell’avventura estiva passeggera che, diciamo tra qualche chilometro, si concluderà con un sorriso e delle promesse che probabilmente non verranno mai mantenute. Niente affatto: la lei in questione è l’amica della donna che sto andando a trovare, presumibilmente verremo ospitati nella stessa casa e dovremo convivere con l’immagine, sensuale fin che si vuole ma, almeno per me, imbarazzante, della nostra performance amatoria.
Sono quasi le dieci ed è meglio incamminarci: mi alzo e vado a pagare il conto mentre Viola, nuovamente in completo di pelle nera, sistema il suo mini beauty-case nello zainetto. E siamo nuovamente pronti a partire.

continua...

Danilo Sidari
di Federica Titone

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