Come Spotify e gli altri servizi di musica in streaming hanno cambiato il mercato della musica - Magazine

Come Spotify e gli altri servizi di musica in streaming hanno cambiato il mercato della musica

Attualità Magazine Giovedì 1 luglio 2021

© Pixabay

Magazine - Al giorno d’oggi, nel 2021, il mondo della musica è cambiato radicalmente rispetto al passato, e soprattutto è cambiato il modo in cui si diffonde. 

Se prima per sentire una canzone nuova ci si affidava quasi solo alla propria autoradio o alla musica sentita nei locali, ormai non è più così. Oggi la musica si diffonde ancora attraverso canali tradizionali come radio e televisione, ma gode di un più ampio pubblico soprattutto grazie ai social media, a Youtube e ai servizi di musica in streaming. 

Se prima tutti acquistavano cd (e qualcuno li masterizzava), ora questa è un’abitudine che pochi hanno, perchè la maggior parte di noi ascolta la musica direttamente dal proprio smartphone attraverso i servizi di musica in streaming. Il più popolare tra questi ultimi è sicuramente Spotify. L’accesso alla piattaforma consente all’utente di disporre immediatamente di un catalogo musicale sconfinato, con un audio in alta definizione e, per gli utenti premium, senza alcuna interruzione pubblicitaria. 

Il costo dell’abbonamento è su base mensile, è si dispone di 3 opzioni di scelta: € 9,99  per l’abbonamento mensile individuale, € 12,99 se si vogliono collegare due account, € 15,99 per il piano family che consente di collegare fino a 6 account. 

È evidente come il costo per l’utente finale sia significativamente più contenuto rispetto all’acquisto dei tradizionali Cd. Ma allora, gli artisti, come guadagnano? Se prima guadagnavano in base al numero di dischi venduti, oggi guadagnano in base al numero di ascolti. Spotify infatti versa circa il 70% dei propri introiti alle case discografiche per i diritti sui brani. Questo si traduce in un guadagno per l’artista che va dai 5 ai 7 centesimi per ascolto, e che incrementano ancora superato il milione di ascolti. 

I numeri di Spotify sono impressionanti: nell’ultimo trimestre del 2020 si contavano oltre 155 milioni di utenti paganti. Va però poi ricordato che Spotify ( e in generale tutte le piattaforme simili ) mettono a disposizione dell’utente una versione “Lite” completamente gratuita, che però pone delle limitazioni, come l’ascolto obbligato di una pubblicità ogni 30 minuti, l’ascolto in ordine casuale dei brani e un numero limitato di skip (questo per quanto riguarda Spotify). 

A svolgere lo stesso lavoro di Spotify, troviamo altre piattaforme quali: Amazon Prime Music, Deezer, Apple Music, Tidal, YouTube Music e molti altri. Tutti i servizi hanno in comune la caratteristica di avere piani premium che permettono l’ascolto di musica con audio in alta definizione senza limiti, poi ogni servizio ha alcune features esclusive. 

La connettività di questi servizi è senza limiti: ogni dispositivo tecnologico di ultima generazione (come gli assistenti vocali Google Home e Alexa, oppure le Smart TV) supportano le app di questi sviluppatori, e ormai anche molti sistemi di on-board entertainment di diverse case automobilistiche. 

Oggi la diffusione e il progresso della tecnologia ha favorito la diffusione di questo tipo di servizi e la quasi totale estinzione dei cd, che rappresentano una tecnologia obsoleta, troppo costosa e in un mondo in cui il focus si sta spostando sul cambiamento climatico, Spotify e tutti i suoi “fratelli”, rappresentano anche una scelta più green-friendly, diminuendo l’impiego di plastica e altri materiali utilizzati per la fabbricazione di CD e dei loro case.