Magazine Venerdì 30 gennaio 2004

Mosaico 2^Parte



«Tutta colpa di quel dannato temporale!» continua a ripetersi Guglielmo sapendo che se la colpa del suo ritardo fosse imputabile a qualcuno, l'unico evento abbastanza colpevole sarebbe stato il temporale che ha fatto saltare la radiosveglia puntata alle 4: 00. Così, per colpa del più naturale degli eventi, ha dormito fino alla telefonata di Mario. Da quel momento non ha più smesso di correre; sta ancora correndo mentre il sole fiorentino sta disegnando un'alba epica su un treno che ha già cominciato a muoversi. Sanno che non possono assolutamente perdere quel treno, sanno che dovranno prenderlo al volo ma questo non li spaventa, dopo anni di film visti ed invidiati, possono anche loro salire su un treno saltandoci sopra mentre ha già cominciato il viaggio.
Quando atterrano sulla piattaforma possono finalmente riprendere fiato prima di ciondolare attraverso i vagoni alla ricerca di un posto dove stare fino all'arrivo a Bolzano, entrambi si augurano che almeno là avranno un po' più tempo prima di prendere la coincidenza per Vienna, sono già stanchi delle fughe sul filo del proverbiale rasoio.
Il primo approccio con i tre compagni di viaggio non è dei migliori, arrivare in uno scompartimento all'alba per sistemarsi non è una delle cose più silenziose da fare e le facce dei due anziani e della ragazza, costretti a svegliarsi per far spazio ai due, non sono le facce con cui si dà il benvenuto.

Il caldo, intorpidito dal vino, è un po' calato, l'umidità però mi è entrata dentro e sembra voglia rompere le ossa; mi tornano alla mente i ricordi di tante estati fa, quando le feste in spiaggia avevano come epilogo una "sana" notte all'addiaccio in cui era la nostra giovane età, la nostra incoscienza, a comandare. Un altro sorso di vino potrebbe aiutarmi a farmi sentire meglio e a costruire una vita ai due personaggi che ho creato: forse le loro vite cambieranno per sempre dopo quel viaggio, forse la loro storia resterà accatastata sulla mia scrivania assieme alle storie di decine di altri "personaggi in cerca di vita" creati ed abbandonati da un padre che forse non li ha mai meritati, da un burattinaio di parole che credeva di essere il migliore e che non sa più costruire sogni usando le lettere come un Demiurgo fa con le realtà.

Il sole del mattino, che entra di forza nello scompartimento, ha sciolto ogni forma d'intolleranza nei confronti dei due invasori dell'alba. Ora nello scompartimento sono solo quattro visto che la signora che hanno trovato alla partenza è scesa a Pisa. Guglielmo è già immerso nella lettura del suo nuovo libro, mentre Mario sta cercando nello zaino la musica più adatta ai chilometri che devono ancora percorrere; i loro compagni di viaggio hanno cominciato a parlare, i due ragazzi capiscono ben poco visto che non conoscono quasi nulla del francese che stanno ascoltando. Tutto è tranquillo, nessuno dei quattro si aspetta che tutto precipiterà qualche istante dopo. L'urlo che attraversa lo scompartimento è di quelli che lacerano l'anima. Quando i due ragazzi si voltano per capire cosa sia successo, vedono la ragazza impallidita dal terrore che cerca di aiutare il suo interlocutore a rialzarsi. Il vecchio è accasciato al suolo, non si capisce perché sia a terra, quello che vedono però lo riconoscono subito come qualcosa di grave. Quando lo rimettono sulla poltrona si accorgono che per la prima volta in vita loro stanno fissando gli occhi di un uomo che è davanti alla morte. Il colore bianco di quell'uomo sembra illuminarlo di una luce grottesca, i suoi lineamenti sono contratti dallo sforzo estremo di bisbigliare qualcosa: «Non..c'è più tempo..nella giacca...la lettera ...vi prego consegnatela...si voisp...».
Per le ultime parole la traduzione della ragazza non è necessaria, non è necessario capire il francese per capire che loro tre da quel momento, sarebbero diventati gli esecutori dell'ultimo desiderio di un uomo che a quel viaggio ha affidato la vita.
Donne, vacanze, itinerari in posti ancora da scoprire sono lontanissimi, ora il loro viaggio è guidato da un lettera senza indirizzo su cui è scritto solo un nome: Philipe. Sapere chi sia sembra impossibile: forse è un amico, forse è un parente, di sicuro quel nome appartiene ad una persona importantissima per l'uomo che è stato Eric Gustav Front III.

di Francesco Cascione

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