Attualità Magazine Lunedì 26 gennaio 2004

Eugenio Maggi: storia di un deportato

Magazine - In occasione della presentazione del libro di Alberto Piccini I confini del lager – Testimonianze di deportati liguri, che si terrà martedì 20 aprile alle ore 18, alla Portoanticolibri, riproponiamo l'articolo di Ettore Maggi dedicato al padre Eugenio che abbiamo mandato on line nel giorno della memoria.

Attraverso i ricordi dei sopravvissuti Alberto Piccini professore di Storia dei Totalitarismi all’Università di Genova, descrive l’universo dei campi di sterminio: l’arresto, il trasferimento nei carri bestiame, i lavori forzati, i meccanismi di annientamento fisico e morale, le esecuzioni, la fame, la morte, l’esperienza della ritrovata libertà, il ritorno e la difficoltà di essere creduti, l’angoscia di dovere giustificare la propria condizione di “salvato” di fronte ai parenti ed agli amici di chi invece è stato “sommerso” dall’agghiacciante banalità del male. L’introduzione della presentazione sarà a cura di Mauro Bocci.


Di Ettore Maggi

Eugenio Maggi nasce a Genova, in Via Filippo Casoni, il 17 luglio 1919. È il quarto dei sei figli di Ettore e Giuseppina Cosmelli. Il padre Ettore, ex-operaio specializzato dei cantieri navali di Riva Trigoso, dopo aver perso il lavoro nel 1926 per essersi rifiutato di iscriversi al partito fascista, apre un’officina nel quartiere di Coronata, che però viene ripetutamente assalita dai fascisti e bruciata, e lo stesso Ettore Maggi è spesso bastonato e arrestato.
La famiglia Maggi si trasferisce nel quartiere di Sestri Ponente nel 1929, dove Eugenio inizia a lavorare a quattordici anni in una torrefazione di caffè, per poi diventare operaio alla San Giorgio di Sestri Ponente.
Il giovane Eugenio, detto Tebba, cresce con sentimenti antifascisti (gli stessi che porteranno i fratelli Aldo e Rita a partecipare alla Resistenza, il primo nella Pinan-Cichero, e la seconda nella Brigata Buranello) e, dopo aver conosciuto Antonio Dettori, antifascista anarchico, Eugenio frequenta la Federazione Comunista Libertaria, che svolge attività clandestina.
Dopo l’8 settembre 1943, a Sestri Ponente, da sempre percorsa da forti sentimenti antifascisti (tanto da guadagnare il titolo di Sestri la Rossa), si iniziano a recuperare le armi abbandonate dai militari sbandati, e l’11 settembre nasce il primo atto di resistenza. Un reparto di soldati tedeschi viene informato della presenza di armi in un magazzino di Via Andrea Costa e si reca sul posto con un camion per prelevarle. La notizia si sparge e numerosi sestresi accorrono e circondano i tedeschi. Tra loro Eugenio Maggi, insieme ai suoi amici Vittorio Zecca e Giacomo Pittaluga.

Si scatena la prima battaglia genovese, tra i giovani sestresi e i soldati tedeschi, meglio armati ma inferiori di numero, che nella sparatoria uccidono una donna affacciata alla finestra. Il camion viene fatto saltare in aria, e i giovani sestresi si danno alla fuga. Maggi riesce a sfuggire ai tedeschi nascondendosi all’interno del chiosco-edicola dell’attuale Viale Canepa.
In seguito Eugenio entra a far parte di una squadra d’azione della Brigata SAP “Malatesta”, organizzata da Antonio Dettori e dalla FCL, mentre Vittorio Zecca entra nella Brigata Autonoma Langhe e Giacomo Pittaluga in una brigata della Divisione garibaldina Coduri, formazione operante nel Tigullio.
Nel luglio 1944 Eugenio Maggi viene arrestato in Piazza Baracca insieme a Francesco Fusaro, Gino Fioresi e Gino Rossi. L’arresto è causato da una spia fascista infiltrata nella brigata Malatesta.
Trasferito alla questura di Genova, Eugenio è interrogato dal famoso (e famigerato) commissario Giusto Veneziani, capo della squadra politica della questura di Genova. Nel recente libro di Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, questo triste personaggio viene citato come esempio di vittima delle vendette subite dai fascisti dopo la Liberazione. Sicuramente Veneziani il ruolo di vittima lo conosceva bene, dato che lo aveva imposto a molta gente, prima della Liberazione.
Trasferito poi al carcere di San Vittore a Milano, nell’agosto 1944 Eugenio Maggi vede quindici suoi compagni di prigionia prelevati dalle celle per essere fucilati a Piazzale Loreto dai legionari della “Muti”, altro valoroso esempio di ragazzi di Salò, come vengono chiamati di questi tempi coloro che, una volta, venivano descritti come aguzzini, torturatori e fucilatori. Ma si sa, i tempi cambiano e le mode evolvono.

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