La Storia di Laura Sicignano - Magazine

La Storia di Laura Sicignano

Magazine - Genova: La storia a teatro.
La Regina e 13.300 Bombe
testi e regie L. Sicignano
con L. Galantini, M. Sguotti
con F. Croci, M. Pasquinucci, e E. Sciascia (voce cantante)
Dal 23 al 25 gennaio al Teatro Cargo - Voltri

Il Teatro Cargo tenta l'impresa storica con una doppia proposta. Un celebre attacco terroristico contro i civili genovesi del Re Sole. Le vicende politico-amorose della marchesa Anna Pieri Brignole Sale. Portare sul palcoscenico il passato non è certo facile, ma la compagnia lo fa con coraggio, dopo l'esperienza di successo che La Regina e 13.300 Bombe hanno raccolto nella rassegna del 2003 nei musei. Abbiamo incontrato Laura Sicignano, regista e drammaturga, per conoscere i dettagli e il suo rapporto con la storia.
Genova: La storia a teatro è una serata che in Inghilterra chiamerebbero double bill, perché presentate due testi? Come sono nati questi lavori?
E’ stata la prima volta che ho scritto su commissione. Sono nati da una proposta del Comune di Genova, a cui interessavano due messe in scena da presentare nei musei della città, sulla storia di Genova. Entrambi hanno debuttato nel 2003, uno a Sant’Agostino, l’altro a Palazzo Rosso. Il lavoro ci aveva molto soddisfatto e anche tra il pubblico ha riscosso consenso, così abbiamo deciso di trasportarlo in teatro.
Come si articola la serata?
In un’inedita formula spettacolo + conferenza. Ci sarà infatti un’introduzione di Federico Croci, (ricercatore alla Facoltà di Storia dell’Università di Genova). Sarà un momento non spettacolare, ma lui è un ottimo affabulatore e sarà comunque suggestivo. Tra i due, sarà poi necessario un rapido cambio scena perché lo spazio previsto da 13.300 Bombe prevede una passerella che dal palco si protende e inserisce nella platea, mentre per La Regina si tratta di uno spazio molto più intimo.
Quale periodo della storia hai privilegiato?
Il ‘700, il secolo che preferisco. Lo trovo affascinante e vicino al nostro: da un lato la ragione, dall’altra i mostri (ovvero tutto un mondo di paure e misteri metafisici, ndr). Un secolo di estremismi, come nel presente. A dimostrazione di questa preferenza ci sono altri due nostri spettacoli sul settecento: Le Zie, sulla storia delle figlie di Luigi XV: principesse brutte e infelici; e Il Giocatore, di Goldoni, spettacolo con cui abbiamo aperto l’attuale stagione.
La storia a teatro è impresa un po’ rischiosa, come hai affrontato la questione?
L’idea è di avvicinarsi alla storia in maniera non didascalica e neppure didattica, tenendo sempre un occhio all’attualità; osservare come la storia ci riconduce al presente spesso in maniera scottante. Un po’ come per tutti gli spettacoli in cartellone, la domanda che determina la scelta è “ciò che proponiamo è necessario?” Quello che va in scena deve parlare di qualcosa che ci riguardi da vicino, non importa come, in modo drammatico, ironico, tragico. L’importante è riconoscersi. Lo spettatore deve uscire dal teatro con tante domande ma, forse, l’unica che non deve porsi è “perché ci sono stato?”
Questi testi li hai scritti da sola, scrivi mai a più mani?
Proprio in questo momento sto scrivendo Partenze con Alessandra Vannucci. Un nuovo testo il cui argomento è ancora la storia, quella di un gruppo di emigranti che proprio 100 anni fa, nel 1904, partirono da Genova alla volta dell’America. Si tratta di 12 storie minime, non c’è un protagonista in senso tradizionale, sono storie individuali estremamente ricche e spesso incredibili nel loro carattere avventuroso. Alessandra ha raccolto il materiale sia a Rio de Janeiro che qui a Genova.
Raccontaci i dettagli.
Lo spettacolo rientra nella programmazione di Genova Capitale della Cultura 2004 e andrà in scena nel mese di luglio (dall’8 al 31 - tutte le sere escluso il lunedì) su un molo del Porto Petroli (nel Porto Industriale di Multedo). Probabilmente il pubblico si imbarcherà su un battello, farà tappa a Pegli per altri imbarchi e poi si dirigerà verso il molo di destinazione. Lo spettacolo inizia sul battello. Lì comincia il viaggio in terza classe, comprensivo di trafila dei passaporti, attese, sbarchi e persino il momento del pasto. In scena ci sarà tutta la nostra compagnia e stiamo considerando l’ipotesi di coinvolgere attori non-professionisti. Sono persone di varia età che stanno partecipando ad un nostro laboratorio. È uno spettacolo popolare ed è giusto che parta dalla gente e non sia solo parto della fantasia. Sarà per un numero limitato di spettatori, perché vogliamo che si crei un rapporto diretto tra loro e gli attori. Anche l’organizzazione dello spazio prevederà che ci si possa muovere, stare seduti o in piedi.

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