Magazine Martedì 20 gennaio 2004

Luis Sepulveda a Genova

Magazine - Il dedica l'incontro d'apertura di un 2004 che vede Genova protagonista della cultura europea, ad uno dei più grandi personaggi della scena letteraria internazionale.
Si tratta di Luis Sepulveda, lo scrittore cileno che, grazie al suo impegno politico, ha sostenuto il rinnovamento democratico del suo paese contro la dittatura di Pinochet.
E martedì 20 gennaio, alle 17.30, una gremita Sala Sivori ha accolto l'autore de La Gabbianella e il gatto con calore ed interesse, nell'incontro intitolato L'uomo che ci scrive romanzi d'amore. Ad intervistarlo è stato , presidente de I Buonavoglia. Alessandro Repetto, presidente della Provincia, definisce Sepulveda «un punto di riferimento di cui oggi si ha grande bisogno», e l'Assessore alla Cultura Anna Maria Panarello ricorda la vicinanza dell'autore ai più deboli, «o a chi ha voce ma viene zittito».
Luis Sepulveda si scusa con il pubblico: «Parlerò un italiano d'emergenza». E lo scrittore, simpatico e divertente, parla del suo legame con Genova: «Una città importante anche quando non è Capitale Europea, sempre attiva e in movimento».

La prima domanda di Buonadonna lo riporta al passato: «Come è iniziata la tua avventura letteraria?»
«Da semplice lettore», risponde lui, e continua: «Il mio primo libro? La tigre di Mompracem, di Emilio Salgari, che è stato per me un maestro di scrittura. Mi piaceva raccontare storie o film, magari cambiandone il finale». Poi Sepulveda racconta del primo libro scritto, dedicato alla bella insegnante di storia. Era il 1963. A 14 anni il giovane Luis si avvicina alla poesia per conquistare il cuore di una coetanea. Un pensiero è poi dedicato alla memoria dell'amico Osvaldo Soriano: «una sera, in Francia, stavamo chiacchierando sotto la pioggia, protetti da un ombrello rosso: questo è bastato perchè qualcuno chiamasse la polizia!».

L'ultimo libro di Sepulveda, Il generale e il giudice, è una raccolta dei numerosi articoli che l'autore scrisse dopo l'arresto di Pinochet: «Dove ti trovavi quando hai appreso la notizia?», chiede Buonadonna. «Ero ad Udine. Un uomo mi ha fermato in autostrada per avvisarmi, ed io ho pensato che il cammino sarebbe stato ancora lungo, ma che qualcosa sarebbe cambiato. Ed è stato così».
Un anno intenso di scrittura attendeva Sepulveda: «C'è stata una solidarietà internazionale che non mi sarei aspettato, soprattutto da parte dei giovani. Gli stessi che hanno poi fatto sentire la loro voce durante il G8». E il libro di Sepulveda, osserva ancora Buonadonna, restituisce la memoria della caduta di Salvador Allende: «Ho sempre voluto rivendicare l'importanza della memoria. Nel '68 è iniziato per me un cammino che è durato fino al 1970, con Allende vincitore. Ma a vincere sono stati soprattutto i giovani: è finita male, ma sono orgoglioso di aver partecipato a quel rinnovamento della società». Parte l'applauso, spontaneo.

Nella foto, da sinistra, Luis Sepulveda, Anna Maria Panarello e Sergio Buonadonna

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