Concerti Magazine Martedì 13 gennaio 2004

Anche questa è cultura

II parte

Magazine - La Feliperecords di via Galata non é un negozio di dischi, o almeno per il sottoscritto, è molto di più: avete presente Altà fedeltà? Ma sì, il celeberrimo romanzo di N.Horby da cui hanno realizzato l’altrettanto bel film con J. Cuzack.
L’isola dei rocker sfigati: il posto dove quando non sai che fare o chi vedere ti assicura un po’ di buon umore e soprattutto tonnellate di ottima musica.
Nel settembre del 2002 un intrepido ragazzo di Acqui Terme, al secolo Filippo Gualtieri, decide di rivoluzionare la propria vita e investire nel mondo della rock indipendente. Ma dove? Non nel fumoso Piemonte, bensì nel cuore della vecchia Genova. Una bella sfida. Infatti il suo commercio non nasce in via XX settembre o a De Ferrari, no no, la Felipe Records è un cantuccio nel piazzale interno di una banca: un luogo dove ci arrivi per caso solo se devi fare un versamento alla Carige.

Da Felipe non si bada alla quantità dei cd venduti, ma alla qualità. Questo significa che è necessario instaurare un rapporto con la clientela, un confronto, una discussione insomma, che porti definitivamente alla soddisfazione del commerciante come del cliente che ha speso diciassette euro per un cd.

Facciamo un esempio pratico: guardate gli occhi di Filippo quando gli chiedete Moby e guardateli quando gli chiedete Marque Moon dei Television, nel primo caso troverete il distaccato commerciante, nel secondo il fervore e l’entusiasmo dell’appassionato di dischi.
Ma sulla Felipe Records torneremo con più calma con un intervista al titolare e la sua pittoresca clientela.

è uno dei punti di riferimento telematici più importanti di chi ami la musica indipendente. Mi verrebbe da dire genovese, ma in realtà non è così: i collaboratori e soprattutto gli utenti sono sparpagliati in tutta Italia e si confrontano quotidianamente nel battutissimo forum interno e aperto a tutti. Ho sentito cifre mostruose sul bacino di utenza.
I mentori principali sono Emiliano Grigis e Lorenzo Santinelli, ma le collaborazioni esterne si sprecano: oserei dire che chiunque desiderasse curare una recensione di un disco o di un concerto indie verrebbe sicuramente considerato e pubblicato.
Anche in questo caso ci sarebbero troppe cose da dire e per non diluire troppo l’importanza di questo sito preferisco tornarci in un altro momento intervistando i diretti interessati.

E arriviamo, infine, al Milk (circolo Arci in via Mura delle Grazie) e qui potremmo aprire una voragine sull’eterno problema/flagello/dilemma di chi e come si organizzano le serate a Genova. Più avanti (in un altro articolo, ndr), ho intenzione di farmelo raccontare da uno dei diretti interessati: il giovane Matteo Casari che, con Federico Tixi e pochi altri, si sbatte da qualche anno per portare nella nostra città qualcosa di nuovo: in poche parole le bands nazionali ed estere più fiche in circolazione. Sono di parte, si vede e non lo nego, ma raramente ho visto tanta abnegazione nelle persone che, pur non avendo un ritorno economico, si ostinano ad alimentare la più autentica passione per la buona musica.

Al Milk non si vede mai troppa gente, ci sono stati periodi floridi anche se, in generale, il sold out non è mai stata parola consueta. Il tutto è in netto contrasto con la qualità delle sue serate, vi assicuro, di altissimo livello. I concerti che ho visto là dentro sono scolpiti nella memoria, i nomi non vi diranno molto e sicuramente non saranno quelli che troverete normalmente su Sorrisi e Canzoni (!):
Paper Chase, Perturbazione, Chinese Star, Lo-fi sucks!, Ex-Models, Joe Mascis ed altri, molti altri...

Anche questa è cultura e, non dimentichiamoci, O genovesi, che la curiosità è una delle cose più importanti per sentirsi vivi.

di Marco Giorcelli

Marco continua la sua ricognizione nell'underground genovese dell'indie con un intervista a Filippo Gualtieri della Felipe Records. Leggi Leggi l'articolo

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