Concerti Magazine Martedì 13 gennaio 2004

Anche questa è cultura

Magazine - Nessun secessionismo e, per una volta nessun ardore calcistico (con rispetto parlando per i secondi), Genova 2004 è città europea della cultura, ma anche di più, e meno male. Nel 2003, nel 2002, forse sempre, la ville non ha mai sofferto di mancanza di buona volontà soprattutto in ambito musicale. Viene da domandarsi: Cantautori? Via del Campo? No, non solo questo; c’è anche dell’altro, molto altro.
Il “Rock indipendente” è una di queste. Districarsi nel significato di queste due paroline meriterebbe un articolo a parte e dovrebbe essere ponderato per settimane, mesi e forse anni, già perché chi lo usa e consuma molte volte ne ha una visione (giustamente) personale e intima.

Ne distilleremo il significato in seguito, per ora accontentiamoci di dire che il rock indipendente è quell’espressione musicale che, per definizione, si esprime e comunica fuori dalle logiche di mercato delle grosse etichette discografiche (mi sento sibilare vicino i primi pugnali). Certo, se leggessi per la prima volta un’etichetta del genere direi “boh?! Tutto qui!…non mi frega niente”. Aspettate! Teniamola in sospeso un attimo: il pistolotto serve solo per introdurre le nuove generazioni di cui parlavo poco fa, cioè tutti quei ragazzi di età variabile tra i ventiquattro e i trent’anni che si muovono, si sbattono, e promuovono musica INDIPENDENTE a Genova.

Si fa in tantissimi modi. Si può fare semplicemente supportando la propria band. Sì! Quella che spacca i timpani con chitarre di marmo al piano di sotto. Questo è il primo gradino, il più sempliciotto: l’amore per la musica! Come si fa invece a progredire, a maturare e principalmente a portare fuori dalla cantina il proprio amore? Un inciso: “tale passione non può, non deve essere solo autoreferenziale.

Date! Date! Date! Con il concetto vagamente cattolico, si intende la volontà di creare un movimento, una scena o, meglio ancora, un circuito di svariati individui che rendano sfaccettata e solida la passione.
Sia chiaro, se amate il festival di Sanremo, Eros Ramazzotti e compagnia cantante, non avete bisogno di faticare tanto (forse nemmeno come musicisti) per il fatto che riuscirete ad appagarvi semplicemente guardandovi intorno: il mercato vi offre tutto ciò di cui necessitate.
Ma c’è dell’altro, molto altro. Vogliamo pronunciare nomi irripetibili e incomprensibili?! Port Royale, Ex-Otago, Lo-fi sucks!, Blown paper bags, Kc Milian…

Per la comprensione di questo misterioso movimento genovese, che esiste e gode di ottima salute, ci conviene analizzare individualmente i luoghi, le persone ed anche le bands che lo fanno vivere.

Ehm! Una postilla per mia nonna, (ma solo per lei eh!) “l’indie rock” non è solo a Genova, è in tutto il mondo. Dilaga da quasi trent’anni per quanto ne so io. Da quando, forse, nella prima metà degli anni '70, i primi gruppi punk iniziarono ad auto-finanziarsi per le loro malefatte.

I punti di riferimento principali a Genova - e non solo - sono tre. Per ora li presentiamo poi li analizzeremo in maniera più approfondita:
Sodapop www.sodapop.it
Felipe records www.feliperecords.it
Milk milkshake.iscool.net
Una bella trinacria che dilaga e spazia nei tre settori principali: la materia prima (i dischi di Felipe), lo spazio dove vivere esperienze live indipendenti e folgoranti (il Milk) e l’onirico, o meglio, il virtuale (Sodapop).



di Marco Giorcelli


Marco continua la sua ricognizione nell'underground genovese dell'indie con un intervista a Filippo Gualtieri della Felipe Records. Leggi Leggi l'articolo

Nella foto in alto la band Chinese Star che è passata al Milk il 9 ottobre '03, in basso Federico Tixi, nelle foto piccole Filippo Gualtieri nel suo negozio e ancora la band Chinese Star

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