Magazine Martedì 13 gennaio 2004

Sogno d'inverno di Claudia Sario

Seduta nella fredda città del nord, sorseggiava caldo vino aspirando generose boccate di una sigaretta senza filtro, ricca di liquirizia.

Tutto il mondo si rarefà intorno a lei, è buio dentro e fuori e lei cerca nella sua mente un modo per rinascere, per credere, per tornare alla vita.
...lentamente, lentamente i suoi occhi, cullati dalla dolce musica e dal ritmo della nebbia iniziano a cedere all’abbraccio del caldo ritrovato, piange, si sfila dolcemente il cappotto e accoglie il delicato sonno.
Gli occhi ancora bagnati di lacrime si chiudono si aprono si chiudono: i sogni, beneamati, dove ogni cosa è possibile e impossibile.
Da lontano inizia piano piano a sentire il calore di una mano sempre più vicina sempre più presente sempre più accogliente: no, ti prego, no, lasciami...ed un cappello e degli occhiali si fanno sempre più limpidi, no, ti prego ricorda, vorrei vedere una donna dare a se stessa la buona notte guardando in uno specchio rotto, no, ti prego, rendi possibile questo sogno, questo eden, quest’utopia che unifica nell’adesso il passato e il futuro...tu, tu rendilo possibile e non cedere a falsi fantasmi, false credenze, cosa sono i fatti.
No, piccola cara anima frantumata, non cedere proprio ora che siamo uniti e poi, lontano, ma non così, nel buio, ci sono io, ci siamo noi, cari fantasmi, care anime che rendono arcobaleno il tuo cuore. No, non è solo il noir, è il desiderio la vita. No, proprio ora non ci lasciare, noi non ti lasceremo, li vedi, sono tutti lì, come seduti raccolti intorno a te a cercare di te a credere e credere ancora nella passione nascente, nel dolore presente nei tuoi occhi e nei capelli e nelle gambe nel cuore nello scheletro di te, e ognuno di noi ogni sera continuamente ritma gli stessi incubi, gli stessi sogni, gli stessi desideri, non abdicare ora, non possiamo lasciarci proprio ora che ci siamo appena trovati.

Davvero molto lentamente la voce si fa eco sempre più leggera, gli occhi sciupati dal pianto e dal sonno ora sono aperti.
Era sogno, era vita? Dolcemente il cappotto è di nuovo su di lei. Nevica ora fuori, la neve è ancora bianco sogno? L’aspetta ancora il sogno e il reale freddo è stato vissuto, accettato compreso, si è fatto parola?

di Claudia Sario

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