Magazine Giovedì 8 gennaio 2004

Senza luna

A volte la notte mi sembra un iceberg: bianca, glaciale e pericolosa per la navigazione.
A volte penso di essere come il Titanic: decisamente grosso, affollato (di pensieri), un po’ sfigato. Scosto le tende e non vedo la luna, solo nuvole bianche che sembrano schiuma di birra slavata. Le motorette spernacchiano alla notte e io ho già finito la mia seconda bottiglia di vino da meditazione, un fantastico Passito di Pantelleria che, suo malgrado, mi assiste.
Non ho paura di rimanerne sprovvisto, dato che proprio ieri ne ho fatto una scorta sontuosa dal mio “spacciatore” di fiducia, talmente di fiducia che sto considerando di lasciargli il mio bancomat con un post-it sul quale scrivere il mio pin, giusto per non fare coda alla cassa…

Se devo cozzare contro l’iceberg-notte, voglio essere coraggioso e intrepido come il capitano Achab, anche se mi sento pauroso come un mozzo al suo primo imbarco. Le lancette dell’orologio affondano nel cuore della notte come la prua della nave gonfia l’acqua del mare. Spenta quasi subito la televisione, annoiato dalla pubblicità dei telefoni erotici e degli elettrostimolatori, non so se ripiegare sulla musica o su un libro.

Terza bottiglia.

Di dormire neanche a parlarne. Eppure non ho fatto niente per meritarmi questa punizione, cioè di naufragare a causa della notte. E se meditassi su qualcosa? Visto che il “la” me lo fornisce il Passito, posso provare. La gradazione del vino non è poca e me ne rendo conto quando penso al corteo funebre di Alessia, portata al Campo Santo gonfia di vino, ma senza rimpianti. Il cimitero era in campagna, e per l’occasione anche la cinciallegra si mise a piangere, il corvo indossò il suo migliore abito scuro. Della banda ricordo solo il mantice della fisarmonica, che si gonfiava, carico di vita e di speranze, sinuoso come un serpente per poi tornare a essere vuoto, come tutti noi del resto.

Fino a qui il ricordo potrebbe essere ancora possibile, ma quando mi sembra di rivedere chiaramente i quattro becchini che, in onore di Alessia, si sono ubriacati e zigzagano per giungere a destinazione, mi rendo conto che il Passito è si un mio amico, ma ha una sua personalità…
Dunque meglio un libro: ci vorrebbe un qualcosa di tosto, sulle cose della vita, che provi a darmi qualche risposta, anche se le domande non voglio pormele.
Guardo nella libreria: trovato! “Harry Potter e la pietra filosofale”.
Finisco in un sorso libro e bottiglia.

Apro la quarta.

Mi piacerebbe poter volare con o senza scopa, perché questo mi permetterebbe di vedere che i “draghi” della vita sono solo di cartone e che non è il caso di averne paura. Vorrei cambiare angolo di prospettiva sul bene e sul male, vorrei permettere all’uomo di stupirmi con le sue qualità come Harry si stupisce dei poteri magici. Mi alzo barcollando e penso presuntuosamente che tre milioni di anime non fanno la mia. Sprofondo sul divano a cui chiedo soccorso e protezione. Gli occhi si posano sulle quattro bottiglie vuote sul pavimento. Sento distintamente i sette fischi che indicano di abbandonare la nave e una voce che, il più calma possibile, dice: «Qui è il secondo ufficiale che vi parla. Vi chiedo di recarvi ordinatamente presso i punti di ritrovo e di seguire le istruzione dell’equipaggio per abbandonare la nave. Abbiamo scontrato un iceberg».
Il Titanic va a fondo.

Davide Mirisola
di Daniele Miggino

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