Gelato d’autore: 'L’infinito' diletto di Giacomo Leopardi - Magazine

Gelato d’autore: 'L’infinito' diletto di Giacomo Leopardi

Attualità Magazine Lunedì 30 novembre 2020

Chi non ama il gelato? Piace a tutti e anche i grandi autori del passato erano ghiotti di gelato: da Leopardi a Rodari, scoprili tutti!

Magazine - Il gelato, dolce consolazione. Praticamente da sempre o almeno da quando il mondo ne ha memoria. Quella stessa memoria custodita gelosamente in pagine e pagine di testi creati in Italia e capaci di darci lustro in tutto il mondo. Un po’ come il nostro gelato, apprezzato anche da quel Leopardi che di memoria ce ne ha lasciata tanta.

Ma perché scomodare il grande Giacomo per parlare di gelato? Forse non tutti sanno che il poeta recanatese era un suo ghiotto appassionato. Di quelli - un po’ come lo siamo noi con GROM, marchio di qualità dal 2003 - che non ne hanno mai abbastanza e che se potessero lo mangerebbero di continuo. Anche e soprattutto nei momenti in cui è necessario un tocco di dolcezza per combattere le difficoltà della vita.

Poesia in versi, gelato di tutti i gusti

Giacomo Leopardi amava il gelato esattamente come amava scrivere: un infinito diletto con cui affrontare la quotidianità e acquietare le voglie. Mentre in rima dava forma ai suoi pensieri, con gusto mangiava il suo gelato gigante.

A riportare questo curioso aneddoto è Antonio Ranieri, amico e biografo dell’autore. Durante i suoi soggiorni napoletani, Giacomo aveva imparato a conoscere e a gradire il gelato, diventandone un consumatore abituale.

Da una parte la penna e il taccuino, dall’altra una coppa di gelato quanto più grande possibile. La richiesta al cameriere, infatti, era sempre la stessa: prendere tre gusti e disporli uno sopra l’altro per comporre una montagna di dolcezza.

Altro che diete da seguire o prescrizioni tassative del medico. In questo dolce Giacomo trovava anche una buona maniera per sfidare il mondo. Non sempre chi lo guardava divorare il suo gelato, infatti, riusciva a strappargli un sorriso: spesso gli occhi indiscreti di quanti si domandavano come facesse a mangiare un gelato più grande di lui lo lasciavano irrequieto e con una grande voglia di vendicarsi. In che modo? Mostrando una visibile soddisfazione tra una leccata e un’altra del suo gelato gigante.

Amore per il gelato che accompagnò Leopardi fino agli ultimi istanti della sua vita: leggenda narra che nei giorni precedenti alla morte, il poeta mangiasse esclusivamente gelato, rispedendo al cuoco qualsiasi altra proposta culinaria.

Gelato d’autore: gli altri amanti

Ma Giacomo Leopardi non è l’unico artista invaghitosi del gelato. Quando si parla di gelato d’autore, il discorso si riempie di personaggi illustri.

Il primo? Marcel Proust, il quale ne canta le lodi nell’opera La Prigioniera: “Quanto ai gelati […], ogni volta che ne mangio, templi e chiese, obelischi e rocce, è innanzitutto una sorta di geografia pittoresca quella che contemplo, salvo poi convertirne i monumenti di lampone o vaniglia in freschezza per la mia gola”.

Senza dimenticare Voltaire, per il quale il gelato rappresentava una tappa fissa nella sua giornata. Per concludere, menzione speciale per Gianni Rodari che al gelato dedicò un’intera poesia dall’incipit tanto semplice quanto esplicativo: “Di crema, di limone o di vaniglia, il gelato, che meraviglia!”.