Concerti Magazine Lunedì 22 dicembre 2003

Giorgia ladra di vento al Mazda Palace

Ma chi l’ha detto che bisogna andare ad applaudire l’ultima starlet anglo – americana per assistere ad un evento musicale di eccellenza?
Ne è una chiara esemplificazione la penultima tappa dell’invernale “Ladra di vento Tour” di Giorgia (Genova, Mazda Palace 17 dicembre).
Essendo all’esordio personale al Mazda Palace, ne devo rilevare le buone qualità acustiche.
Certo che sul piano tecnico – strutturale e organizzativo i casi, prima “Baglioni” e poi, ancor peggio “Simply Red”, pongono molti interrogativi sul definitivo decollo della struttura, quanto mai necessaria sia per lo spettacolo, sia per lo sport genovesi e liguri.

Tornando a Giorgia, va bene, fin da bambina si è nutrita di pane & soul, bazzicando la band del padre (in cui anche le fece capolino), la cui denominazione, “Vorrei avere la pelle nera”, non ha bisogno di commenti.
Va bene, la band di cui si contorna proviene da esperienze nella princiana New Power Generation o dall’entourage di Witney Houston e ne viene fuori un suono pop coloratissimo e altrettanto potente.
E trovano modo di distinguersi Mike Scott alla chitarra e Sonny Thompson al basso.
Di rilievo, nell’economia dello spettacolo, anche le due coriste e una coppia di ballerini “tuttofare” davvero dinamica.
E quando per coprire un cambio d’abito eseguono “Kiss”, ci si aspetterebbe di vedere spuntare a sorpresa il folletto di Minneapolis, invece, pare in preda a crisi religiose, da cui spero guarisca al più presto.
Ma finalmente le indiscutibili qualità vocali di Giorgia non sono più eccessivamente frenate da timori, dimostra di essere cosciente di essere un’interprete definitivamente sbocciata (e nell’ultimo LP anche autrice dei testi), ma si muove anche con disinvoltura in lungo e in largo.

La cantante romana, a trentatre anni passati, ha deciso di scrollarsi un po’ di scorie appiccicatesi nel tempo, di dare una svolta decisa alla sua carriera, al modo di porgersi al pubblico.
Pochi momenti dall’inizio sono sufficienti per capire che è cresciuta ancora rispetto a quanto abbiamo assistito nel corso dei tour precedenti.

Sugli undici schermi, posti sul fondo del palco a costituire parte di uno scenario ultra – tecnologico, su cui scorrono dapprima le immagini del duetto con Ray Charles al “ 2000 Summer Festival" di Lucca, sulle note quasi scontate di “Georgia on my mind”.
Poi saranno foto di famiglia, sprazzi di design in stile pop art, un o à la Liechtenstein, forme feline disegnate ad interagire con la canzone, Bob Marley (quant’è forte il rimpianto…), massime inneggianti alla libertà (concetto su cui Giorgia batterà più di una volta) con firme importanti da Epitteto ad Albert Camus, via Dante Alighieri.
Non disdegna il recupero di uno dei “must” del varietà classico, la scala in cima alla quale appare e che scende cantando.
Magrissima, indossa un miniabito multicolore e cappello in tinta, calze bluette e stivali neri, palesa una sensualità da nuova Twiggy (da vera diva cambierà altri due abiti – un vestito semplice, nero e una minigonna alla moda neo – scozzese arancione, con calze in tinta).

La sintonia col pubblico genovese, che affolla il parterre e le gradinate e vede una notevole presenza femminile, è immediata.
Si presenta esclamando “Genova è per me una città speciale”, qui vivono infatti una zia e i suoi cugini e sente qualcosa in più che “mi responsabilizza”.
Riceverà applausi, ma anche uno zainetto pieno di regaletti natalizi, si mette in posa per le fotografie e controlla il risultato”voglio vedè”, è un dialogo continuo e sereno, “Che famo, Si fa le foto o si suona?”, “siete matti”
Scorrono lievi due ore per venti canzoni in scaletta con molti successi, compresa “E poi” che nel 1994 la pose all’attenzione nazionale con un risultato non esaltante tra i “giovani” di Sanremo e “Come saprei” che, l’anno successivo, sorprendentemente il Festival, invece, lo vinse.
In “Marzo” e “Per sempre” l’emozione si legge nei suoi occhi “è sempre più difficile cantare queste canzoni” (e il ricordo va allo scomparso Alex Baroni) e ringrazia il pubblico per l’aiuto che le da ad interpretarle.
Tra i pezzi più recenti il mio apprezzamento va ad una struggente “Gocce di memoria” (sarà anche un po’ perché accompagna così bene l’ultima indimenticabile interpretazione dello scomparso Massimo Girotti) nel “La Finestra di fronte” di “Ferzan Ozetepek” e a uno “Spirito libero”, musica danzantissima, aggressiva, parole come un manifesto programmatico.

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