Concerti Magazine Mercoledì 24 dicembre 2003

Claudio Lolli @ Moleskine




INTERVISTA A CLUDIO LOLLI



C'è ancora qualcuno che aspetta "Godot"?
Penso di sì, ovviamente s'intende in senso metaforico. Ritengo ci siano moltissime persone che si aspettano qualcosa dalla propria vita, anche quelle che immaginano non sia possibile raggiungerle, però il desiderare qualcosa aiuta a vivere meglio.

...e qualcuno che si oppone alla "vecchia piccola borghesia"?
Direi di sì: ci sono ceti sociologicamente piccolo-borghesi, ma non culturalmente, che hanno desideri di vita che non sono assolutamente borghesi.

Quale può essere, allora, il vento che "spazzerà via, forse, questa borghesia"?
Questo non te lo so dire. Le cose che immagino da decenni diventano sempre più difficili sulla carta: c'è una drammatica modificazione dell'immaginario delle coscienze. Siamo a un punto di grande indecisione perché toccare l'immaginario è come toccare il sistema di un computer: non si sa mai che cosa può succedere, potrebbe esserci un'involuzione, ma anche un'evoluzione del modo di pensare della gente.

La poesia, secondo te, è compagna di solitudine o di speranza?
Compagna di speranza è la cosa migliore.

Vorrei fare riferimento alla tua canzone "Il tempo dell'illusione", dove descrivi i cinque tempi dell'esistenza. La religione è pregiudizio e comodità?
Lì, forse, ero un po' cattivo, ma continuo comunque a pensare che sia una consolazione abbastanza vile il modo di consolarsi della mortalità così cara alla religione. Non nego, però, che esistano dei religiosi che operano in modo straordinario nel mondo e che apprezzo molto.

Se dovessi riscrivere oggi la canzone "Quelli come noi" cosa cambieresti?
Forse non cambierei quasi nulla: è così ingenua...così è e così resta.

Vedi sempre la città come una "presenza" nemica?
La mia città l'ho sempre amata, ho imparato ad amarla pur essendo critico, riconoscendone i difetti. La città come struttura dell'occidente avanzato, invece, mi sembra abbastanza innaturale, spaesata. Lo spaesamento può essere bello o brutto, in questo caso è molto brutto.

Qual è la reazione più immediata all'angoscia metropolitana?
La poesia è una reazione immediata, l'amore, la musica e tutto quello che in qualche modo nega una vita perfettamente strutturata , regolata e regolare.

Facendo riferimento alla tua "Quando la morte avrà", a tuo avviso la dignità che si deve alla morte fa dimenticare certi errori, seppure grossolani?
No, forse non li fa dimenticare, ma può contribuire a stendere un velo di pietas su questi errori.

Le periferie che descrivevi tu negli anni '70, per esempio in "Un uomo in Crisi" del '73, possono essere le stesse del 2000?
Non credo che le periferie siano invecchiate. Sono, anzi, una delle poche cose tremendamente, perennemente giovani del nostro occidente.

"Un uomo in crisi" non ha salde certezze, scrivevi. E l'uomo che supera la crisi, le ha?
No, non salde. Avrà sempre qualche incertezza, qualche immaginazione, qualche presunzione di certezza; è sperabile anche qualche utopia.

Hai scritto una canzone dedicata a Gramsci: cosa ha rappresentato e cosa rappresenta per te il grande pensatore sassarese?
Gramsci rappresentava una incredibile destrutturazione del pensiero borghese. Penso sia ancora straordinariamente attuale.

In "Canzoni di rabbia" -album del '75- la canzone "Al milite ignoto" si presta a un drammatico parallelismo con la sporca guerra Irachena?
Assolutamente sì. È fin troppo ovvio: le guerre sono tutte uguali, continuano ad essere tutte guerre dei potenti, non certamente della gente. Purtroppo, però, in guerra vanno i servi, non certamente i governanti.

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