Magazine Martedì 2 gennaio 2001

Sandra Verda

Conoscete quel detto "mano di ferro in guanto di velluto"? E' quanto mi è venuto in mente dopo le prime battute dell'incontro con Sandra Verda. Colpita dai suoi occhi dolci, pensavo a un carattere mite e pacato. Scopro invece una grande determinazione, una carica e una voglia di fare contagiosi. E' questo il temperamento di Sandra Verda. Un temperamento coraggioso, determinante nel superare la lunga e difficile malattia che l'ha colpita giovanissima: il cancro. "Il male addosso" racconta il lungo e difficile periodo della sua vita quando ha sconfitto quel male. E' un libro che fa vivere forti emozioni, che ci parla della paura e della speranza. E' la testimonianza preziosa di una fortissima esperienza di vita. Un libro che si legge con voracia, coinvolgente, vincente.
Ma i frutti delle capacità di Sandra nascono ben prima dell'uscita del libro. Dopo la laurea in lettere e il diploma all'istituto per l'Arte e il Restauro di Firenze, collabora con la Walt Disney come soggettista e sceneggiatrice di fumetti.
Cosa ne pensi dei fumetti e dei cartoni animati di oggi?
"I fumetti sono nati in un momento storico preciso. Avevano una funzione artistica, narrativa, e anche satirica dopo il primo ventennio del secolo. Dal 1989 la Walt Disney ha cambiato politica di produzione. I contenuti sono fortemente condizionati perché vogliono essere a tutti i costi didattici: non devono comparire pellicce - non infastidiamo gli animalisti - nessuna siringa perché vuol dire AIDS, nessun prodotto medicale - per non turbare nessuno, e via dicendo. In più sono state impoverite le figure femminili. Soprattutto in Italia la produzione disneyana è troppo legata all'universo dei gadget."
E la produzione giapponese?
"L'idea di adattare la loro produzione all'Occidente è stata vincente. Penso a soggetti noti a tutti noi: Heidi, Lady Oscar...Ma non sono stati altrettanto bravi nel disegno. I Pokemon sono una bella idea, un po' come l'epoca galattica di vent'anni fa".
Parliamo di Genova, dove vivi dall'età di quattordici anni.
"Sì, prima ho vissuto a Voltaggio, terra bastarda, così si diceva all'epoca, perché se ne sta lì al confine tra Piemonte e Liguria. Ho dei bei ricordi di quel periodo, ricordi di un'Italia che non esiste più. Molti compagni delle elementari erano di famiglia contadina da generazioni.
Poi decisi di andare in collegio, a Genova dunque. Amo questa città, e spero che anche qui si impari a respirare un po' di aria internazionale".
Come a Firenze, dove poi ti sei trasferita?
"Sì. Avevo il cancro e lì mi sono sottoposta a una cura intensa presso un centro specializzato. Non mi davano più di un anno di vita. Non riuscivo a fare nulla in prospettiva di un futuro così incerto, non avevo stimoli. Invece di andare da uno psicologo decisi allora di rifugiarmi nella storia dell' arte, la mia grande passione. La scuola di Firenze era una delle migliori. Su mille studenti, 100 erano italiani e 900 stranieri! Questa popolazione fluttuante mi dava il senso dello scorrere del tempo. Spero che anche a Genova si giunga a una dimensione più movimentata, internazionale. Ho fiducia in questo, ultimamente mi sembra che in città ci sia un nuovo fermento. La vostra iniziativa, per esempio, mi sembra molto positiva".
Abiti quasi in centro, cosa ne pensi del nuovo piano del traffico?
"Vedremo... Se ci saranno miglioramenti per la città, allora mi va bene sacrificarmi. Ma i lavori di facciata per il G8 non mi vanno giù: decine di miliardi buttati via. Le palme all'Expò, ad esempio, mi sembrano assurde, fuori luogo. Sono anche un falso storico. Inoltre, i residenti non hanno neanche parcheggi."
Quali sono le tue letture preferite?
"Amo leggere, passione che mi è stata trasmessa anche in famiglia. Ogni anno in casa si compravano il premio Strega, il Campiello... Mi piaceva aprire e leggere i libri di mio nonno. Era un modo per sentirlo più vicino dato che non l'ho mai conosciuto.
Sono una grande amante della storia, dell'epoca rinascimentale e del '700 in particolare. Leggo molto gli autori contemporanei, mi piacciono le biografie storiche della Bellonci. Mi piace meno leggere testi tradotti. Fra i tanti traduttori però apprezzo molto i testi della Pivano. Rileggo anche alcuni testi che sono stati importanti per me. Così recupero la me stessa di allora"
di Annamaria Tagliafico

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