Danza all'Hop Altrove - Magazine

Teatro Magazine Teatro Hops Lunedì 15 dicembre 2003

Danza all'Hop Altrove

Partitura per due corpi soli
ideazione e coreografia Lucia Citterio
corpi in scena Lucia Citterio e Lidia Treccani
disegno luci e oggetti Monia Giannobile
musica Andy Moor
All'h.o.p. altrove, h. 21
Fino a martedì 16 novembre


Due soli corpi sulla scena nuda.
Due danzatrici che raccontano il corpo femminile sulla traccia "della vita e della raffigurazione di alcune sante, vergini e martiri della tradizione cattolica", come spiega l'interprete e coreografa Lucia Citterio.
Sul palco ci sono prima di tutto due donne, che convivono e combattono con un proprio modo di essere femmine.
La danza, la gestualità e il movimento di Lucia Citterio dialogano con i pochi oggetti in scena e con la musica (appositamente composta) di Andy Moor. Lucia comunica emozioni forti con freddezza, il suo volto usato come strumento di espressione gestuale non lascia trapelare alcun sentimento; racconta di corpi di donne travolti e stravolti, negati, di una sessualità al femminile anelata e sofferta. Lucia danza e parla proiettando il suo gesto verso l'esterno. La sua compagna sulla scena, Lidia Treccani, usa un linguaggio più chiuso, la sua danza è più interiore, svolta e rivolta verso un'individualità più specifica.
"Non vogliamo ingabbiare il corpo dentro una tecnica" dicono le danzatrici, "dentro forme limitanti. Il corpo cambia continuamente".

Abbiamo incontrato Lucia, dopo lo spettacolo, al Café dell'h.o.p. altrove per fare due chiacchiere:

Cosa significa il titolo: E-Senza?
È strano, molti pensano a qualcosa di telematico. Per me si tratta di un gioco di parole che rimanda a "essenza" e quindi al desiderio di andare al fondo del fondo, andare al di là di quello che mostriamo. C'è poi il contrasto tra "e", cioè aggiungere", e "senza", quindi sottrarre. Qui il rimando è a tutte quelle situazioni in cui ci si sente prima "con" e poi "senza". Si allude ad una ricerca dell'"essere con" e dell'"essere senza".
Com'è nato lo spettacolo?
È iniziata come una riflessione sulla vita delle sante e martiri della tradizione cattolica nella storia e nelle raffigurazioni. Poi, piano piano, mi sono distanziata da questo tema di partenza e sono arrivata a raccontare una storia collettiva sulla donna. Ciò che mi colpiva, all'inizio, era la fisicità che c'era nella storia e nelle raffigurazioni delle sante; l'accanimento sui loro corpi (occhi cavati e seni strappati) ogni qualvolta facevano scelte coraggiose, avverse a ciò che veniva loro imposto. Le sante facevano una scelta che apparentemente negava il corpo per dedicarsi allo spirito. Poi, in realtà, a livello storico è emerso con molta forza l'aspetto corporeo della loro esistenza.
La tua performance mi sembrava rivolta verso l'esterno mentre quella di Lidia mi pareva più rivolta verso l'interno, cosa ne pensi?
Quello che cerco di raggiungere e che, forse, ancora non siamo riuscite ad ottenere, è cercare di differenziarci il meno possibile sulla scena. Non ci interessa raccontare la mia storia o la sua storia. Siamo in due nelle stesse situazioni e cerchiamo di essere il più distaccate possibile da quello che accade. L'intento è quello di descrivere, senza mostrare le nostre emozioni. L'emotività dovrebbe arrivare al pubblico dal nostro essere in un determinato contesto.
Nella danza c'è sempre un sottile equilibrio tra ciò che c'è dentro il danzatore e ciò che riesce ad esprimere come se si guardasse da fuori.
La scena della carne parla di anoressia, ma anche di amore materno.
Sì, è un gesto estremo, che parla di malattia, ma anche di amore estremo. Mentre cucino la "collana" di carne, che ho al collo, ondeggio sul pentolino come se cucinassi anche me stessa. È un impoossessarsi del corpo dell'altro, ma anche un offrirsi incondizionato.
Cos'hai in progetto per il futuro?
Portare "E-senza" in tournée. Parallelamente sto creando performance di tipo più occasionale. Uno è un piccolo lavoro, sola, adattabile a luoghi pubblici e nata dalle molte richieste che ho avuto a Torino. Vorrei anche portare in tournée un'installazione "per danzatore solo e spettatore solo", che però è un po' più difficile tecnicamente. Continuo poi il mio lavoro di seminari e laboratori di ricerca.
Come si fa a rintracciarti?
Vivo e lavoro a Torino, ma sono raggiungibile via email al

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