Magazine Mercoledì 10 dicembre 2003

Ode in una calda notte d'estate

Scrivo ascoltando calda musica e smanio per incontrarti. Non sotto la luna ma nel mio letto, nella mia carne e nel sangue.
La tua immaginaria sensualità mi seduce fin dal primo sogno. Si, perché tu ricorri nei miei sogni, uomo delle stelle. Non uomo, ma cometa.

Lo spazio di una calda notte d’estate, tra fruscianti lenzuola che ancor più si scaldano sotto i nostri corpi, che si cercano e si cercano per incontrarsi in un amplesso senza nome e senza riconoscimento, senza fine. Muto come solo uno sconosciuto alla mia anima può essere, e muta come solo un estraneo mi può rendere.

Ogni notte passeggi lungamente nelle mie lenzuola e non hai viso, non hai nome né una storia.
Perché la tua storia ha inizio da me, in me, come un lungo sospiro che si accende e non ha inizio, e non ha fine, ma è disteso nel tempo, lungo come il tempo infinito ed eterno come le mie lunghe notti.

Quando verrà il momento ti riconoscerò, mio sconosciuto amante. Riconoscerò i tuoi passi che si faranno strada nel mio cuore da tempo silente, nel mio corpo ormai a tutti estraneo ma non a me. Perché so bene i suoi palpiti e le sue movenze quando ti sente, ti vede, ti sogna. Questo corpo che annusa ciò che cerca, e non dubita di averlo trovato se il cuore risponde alle domande del desiderio.

Un corpo di animale che mi parla e mi insegna a seguirlo fino ad ossessioni estreme, ma non più mortali.
Un corpo adulto pieno del fervore di una donna che ha smesso di cercare, ma come un’ape regina aspetta il suo miele ed è pronta a fornire calore.

Solo così andrò in cerca di te. Non fra visi sconosciuti che mi lusingano e mi attraggono nel loro fuoco, ma nella mia passione, nella nuova scoperta di interminabili notti ed eterni sì. Non nel buio delle stagioni, ma nel colore delle mie mani, che si infuocano al solo pensiero di te. Davanti ai miei occhi che ti guardano non inerme, ma già pieno del solo pensarmi.
E la tua ombra è già qui, l’ho creata in questa notte di fumo e stelle e guarda guata il mio andare, vive il mio cammino, segue le mie mani.

Attento, piccolo uccello che sei alla finestra: potresti trasformarti in uomo e vivere per sempre in una gabbia, aperta e dorata.

Claudia Sario
di Alberto Baschiera

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