Magazine Lunedì 1 dicembre 2003

Sesso in tutte le salse

Nel 1772, anno in cui viene rappresentata per la prima volta una sua opera teatrale, viene accusato di avvelenamento. Durante un'orgia alla quale aveva preso parte insieme a quattro prostitute e al suo domestico Armand, aveva infatti dato alle donne dolci adulterati con delle droghe, che però, invece dello sperato effetto afrodisiaco avevano provocato loro forti malori. Riesce a scappare in Italia. Condannato a morte in contumacia, viene arrestato dalle milizie del re di Sardegna e rinchiuso nel carcere di Milano. Ne evade dopo cinque mesi. Poi, dopo cinque anni di orge, viaggi e scandali, nel 1777 viene arrestato a Parigi. Nella prigione di Vincennes inizia a scrivere opere teatrali e romanzi. Viene trasferito alla Bastiglia dove redige Le 120 giornate di Sodoma e Le sfortune della virtù.
Nel 1790, come avviene per la maggior parte di coloro che furono imprigionati sotto l'Ancien Régime, gli viene ridata la libertà. Torna a vivere con la moglie, ma questa, alla fine stanca o influenzata dalla madre lo abbandona.
Tenta di far dimenticare le proprie origini nobili militando nel gruppo rivoluzionario del suo quartiere, ma non riesce nell'intento e, nel 1793, viene arrestato e condannato a morte. La fortuna sembra però arridergli. Per un errore amministrativo viene "dimenticato" nella sua cella. Riesce a evitare la ghigliottina e sarà liberato nell'ottobre 1794.
Nel 1795 vengono pubblicati La filosofia nel boudoir, La nuova Justine (Justine ovvero le disavventure della virtù era stato pubblicato anonimo quattro anni prima) e Juliette. Viene accusato dalla stampa di essere l'autore dell’infame romanzo Justine e, senza alcun processo, ma soltanto con una decisione amministrativa, nel 1801 viene internato nel manicomio di Charenton. A nulla varranno le sue proteste e le sue suppliche e, giudicato pazzo, ma perfettamente lucido, qui trascorrerà gli ultimi 13 anni della sua vita.

Muore il 2 dicembre 1814, all'età di 74 anni. Trenta dei quali trascorsi in prigione. Le sue opere saranno riabilitate solo nel ventesimo secolo. Nichilista assoluto, molti ritengono che in realtà si ritrovò, suo malgrado, a creare una sorta di “morale del vizio”, dove esaltava il vitalismo e gli impulsi condotti fino alle estreme conseguenze. E alle conseguenze ci teneva. Come ogni autore erotico non intendeva fare proseliti. Voleva mostrare i suoi trastulli, non instaurare fenomeni imitativi. Il “proselitismo” è estraneo agli scrittori erotici classici.
De Sade piaceva moltissimo ai surrealisti francesi che lessero la sua vita e la sua opera come quella dell’uomo contro ogni regola imposta. Maurice Blanchot definì i suoi scritti “capolavoro dell’infamia e del vizio”.

Di certo il marchese pagò amaramente le sue inclinazioni. Adesso fatichiamo a tracciare un confine fra pornografia ed erotismo. Per molti parlare di sesso, scriverne o esibirlo, è una scorciatoia a quel successo anche effimero, al quale in tanti ambiscono. Di sicuro, in questo sbrilluccichio mediatico abbiamo smarrito l’attitudine al serio approfondimento, anche se estremo. E dire che servirebbe ricordare, per non limitare l’ambito della pornografia, che tocca tanti settori ai quali non pensiamo, quello che amava ripetere il marchese:
«Una virtù non è altro che un vizio che s'innalza invece di abbassarsi; e una qualità è un difetto che ha saputo rendersi utile.»

www.letteraturaerotica.blog.tiscali.it
Per leggere la prima parte della Storia della letteratura erotica clicca
di Francesca Mazzucato

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