Concerti Magazine Venerdì 29 dicembre 2000

Il nostro Capodanno

Laura andrà a Bologna, a casa di un amico scrittore.
Giulio è possibilista, da buono studente lascia che siano gli ultimi secondi a decidere dove si abbruttirà alla mezzanotte. C’era in programma un viaggio ad Amsterdam, ma si sa: alla fine qualche volta salta tutto. Roberto parla di andare a Roma da amici, o in una cascina sperduta nel Piemonte. Solo che è così febbricitante che –anche senza dirglielo- penso dovrebbe passarlo a letto, il capodanno. Alberto è scappato a Lisbona. La città più malinconica del mondo. Alla mezzanotte cercherà un computer e probabilmente guarderà come sta andando il sito. E io? Io andrò a Torino a suonare con i Cavalli Marci, stapperò lo spumante al Teatro Colosseo e tornerò a Genova: capodanno in autostrada. Verrò giù a vedere come va la festa in piazza, sperando che non diluvi.
E poi comincerà il millennio, comincerà veramente. Abbiamo fatto le prove con il 2000, e se c’è una cosa che abbiamo capito è questa: nessuno si è accorto di niente. E’ una mussa, tutta ‘sta storia del millennio! Continuiamo ad essere quelli di sempre, continuiamo a pagare il canone Telecom, Berlusconi ringiovanisce ad ogni manifesto: ci troviamo –è evidente- nel migliore dei mondi possibili, ma in pieno novecento. Non so cosa ne pensate: per me il Duemila non è ancora arrivato.
Ma ci stiamo lavorando, almeno noi nel nostro piccolo. Stiamo scrivendo perché voi possiate leggere e commentare, cosa che nel secolo scorso non vi era permessa. Stiamo strizzando questa città alla ricerca di una notizia, una cazzata interessante, qualcosa che arrivi in modo un po’ diverso, un po’ meno ministeriale: più vero.
Ed in effetti viene da pensare. Da chiedersi se, per tutto ‘sto millennio che garantisce di soddisfare ogni nostro desiderio, abbiamo almeno qualche desiderio. Qualche desiderio serio. Qualcosa di diverso da una macchina più veloce con più air-bags, un canotto chic da 40 milioni. Nel ventaglio di possibilità nuove per comunicare, abbiamo qualcosa da comunicare? Mah.
Magari tutto questo è nocivo. Magari Shakespeare non avrebbe scritto niente se avesse avuto un GSM, si sarebbe limitato ad un SMS tipo –essere o non essere? Questo è il problema! T.V.B by Willy- meno di 140 caratteri.
Forse, al fondo di tutto questo casino di onde e ponti radio, e-mail e carte ricaricabili, la verità è –non abbiamo niente da dirci- e anche lei sta in un sms. Ma io non ci credo. E vi prometto che nel prossimo anno scriverò un mare di cose insieme ai miei colleghi. E con i nostri computer e i nostri modem saremo parte della flebile voce del mondo, quel fiume di informazioni e di parole, che non la senti quasi ma è bello sapere che c’è. E il bello del duemila uno è che, almeno per quanto ci riguarda, potete partecipare.
Buon anno!

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