Magazine Giovedì 27 novembre 2003

Il portariviste della discordia

Mia moglie è qui, nel letto. Sento che neanche lei sta dormendo. Sta fingendo come me. Imbarazzata? Pensierosa? Arrabbiata? Sperduta? Mi chiedo come può sentirsi Lei, dopo il nostro litigio di stamattina. Cioè, il suo, litigio.
Siamo tornati l’altro ieri dal viaggio di nozze, safari in Kenia. Oggi ci siamo subito precipitati nel negozio della lista di nozze . Il portariviste. Tutto è iniziato da quello. Dovevamo scegliere il colore del tessuto con cui rivestirlo. Ce l’ha regalato Luca, il mio testimone. Quando l’avevamo messo in lista, due mesi fa, il commesso aveva detto di non preoccuparsi del colore, l’avremmo scelto in seguito “con tranquillità tra i 25 disponibili”. Tutto inizia con un portariviste.
Cioè, sono mesi ormai che lei continuava a lasciare il suo Elle Decor sul tavolino Ikea (modello Lack, € 9,90 in offerta) della nostra casa da conviventi, il bilocale che avevo affittato quando avevo iniziato l’università. Non ho potuto fare a meno di sfogliarlo, inizialmente per compiacerla, per mostrarle che anch’io mi interessavo all’interior design dei nostri spazi quotidiani. Volevo chiederle quali erano questi spazi, visto che adesso facevo straordinari a più non posso in ufficio, e lei passava tutti i weekend all’outlet (“guarda che responsabile dell’intimo da Dolce&Gabbana è un lavoro serio!” continuava a ripetermi) che per il periodo delle festività chiudeva alle 22.

Ma la casa, la nostra futura casa, era il luogo verso cui avevamo proiettato i desideri. La lista di nozze, quale migliore occasione per farsi regalare tutte quelle cose che non ci eravamo mai potuti permettere? Avremmo riempito il nuovo appartamento, quello regalatoci dai suoceri, di vasi disegnati da Alvar Aalto, chaise longue Le Corbusier, faretti Artemide e inutili bollitori Alessi. Tutti oggetti ben riconoscibili, trasposizioni nella realtà di tante still life viste su Elle Decor. A dire la verità anch’io, nonostante i miei studi giuridici, mi ero appassionato a questo aspetto, probabilmente perché avevo cominciato a considerare come tutte questo, al pari del mio Riverso e delle mie impeccabili John Lobb, avrebbero proiettato un’immagine colta, raffinata, ricercata, positiva del mio essere. Ma non avevo considerato il portariviste.

- “Opterei per la stampa leopardo”, ha detto lei con sicurezza al commesso.
- “Ma amore, avevamo pensato al verde, in tinta col divano...”
- “Si, ma pensa a quel vassoio in cuoio stampato coccodrillo...”
- “Ok, ma mica li dobbiamo mettere uno sopra all’altro…e poi non vorremmo fare uno zoo…o no?”
- “Ma scusa, non ti sembrerebbe carino il leopardato…quasi un simbolo del nostro safari…”
(Mi chiedo se lei a questo punto avrebbe anche sparato a quelle povere bestie, oltre ad immortalarle su ben due memory card della digitale)
- “Non vedo cosa c’entri, e poi, se permetti, è un regalo del MIO testimone, quindi vorrei sceglierlo io…”
- “Tuo testimone? Allora perché non parliamo dell’appartamento in centro che ci hanno regalato i miei genitori?
Il commesso, imbarazzato , si è fatto da parte, ma lei lo ha subito fulminato con lo sguardo...
- “E lei che ne pensa? Non le sembra che il maculato sia molto attuale? Ha visto la casa di Madonna sull’ultimo AD?”
Lui, poveraccio, con fare cerchiobottaio ha sottolineato come...
- “Sì, adesso l’etnico alla Roberto Cavalli va molto, effettivamente, anche se alla lunga potrebbe stufare…eventualmente potremmo chiedere al fornitore di realizzare un lato così ed uno verde…”
- “Basta, ho capito - sbotta lei - vi siete messi contro di me…basta, facciamo verde così sei contento...”
Aveva le lacrime agli occhi. Non ce l’ho fatta. Ho ceduto.
- “Ok per il leopardo, in fondo si intona con quella maschera tribale…”

Ci ho pensato tutto il giorno. Ma come è possibile che una coppia litighi per degli oggetti? Proprio loro che dovevano essere così rassicuranti, simboli della nostra posizione sociale, del nostro gusto, dell’amore che c’è nel creare una casa insieme…partendo da zero. Forse sta proprio lì l’errore, vero? E’ sicuramente lo stress del volere sistemare tutte le cose per avere una casa perfetta, dove ricevere parenti ed amici per mostrare loro le foto ed il dvd di quattro ore registrato con la nuova videocamera digitale…
O forse questa è solo una scusa.

di Alberto Baschiera

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