Magazine Martedì 25 novembre 2003

L’avocatt e i suoi ramarri

La Caroggio Editore presenta, martedì 25 novembre presso la Fnac di Via XX Settembre alle ore 18.00, il libro ‘L’avocatt e i suoi ramarri’ di Federico Boggiano.
Per l’occasione ci sarà anche un raro filmato degli anni 20 con un famoso Girardengo impegnato in una gara sulla Riviera Ligure.

Un titolo curioso e particolare per un libro che parla di Eberardo Pavesi e di ciclismo.
Grande routier nei primi anni del ‘900, Eberardo Pavesi dimostrò già da corridore di possedere indubbie qualità tecniche ma soprattutto strategiche. Che permisero ad un atleta tutto sommato modesto come lui, di confrontarsi con i mostri sacri dell’epoca lasciando tuttavia la sua impronta.

Un ‘uomo squadra’ si direbbe adesso. Appesa la bicicletta al chiodo, Pavesi non esitò a mettere la sua esperienza al servizio della casa ciclistica Legnano di cui fu il direttore sportivo e l’uomo immagine per oltre quarant’anni.
Svariate generazioni di ciclisti hanno ricevuto da Pavesi consigli e ordini, coccole e sfuriate, battute sarcastiche e fine ironia con il risultato di imparare un mestiere e di riuscire a farlo nel migliore dei modi.

Quasi mezzo secolo di ciclismo mondiale scorre nel libro dove l’autore, un giovane appassionato della bicicletta, si reincarna nei pensieri e nel profondo dell’uomo che più di ogni altro ha caratterizzato il secolo XX e la storia del ciclismo.
Così l’autore parla in prima persona, gestisce Binda e Brunero. Scopre il giovane Bartali. Seda le prime rivalità tra il toscano e Fausto Coppi. Crede in Soldani, Fornara, Baldini e Durante. Ma soprattutto stravede, senza dare nell’occhio, per “Gambasecca” Massignane ne condivide i suoi drammi di ‘esperto in sconfitte di grosso spessore tecnico’, sconfitte alle quali non nega di aver dato, a volte, un involontario contributo.

Federico Boggiano, genovese di Arenzano, ha sempre amato il ciclismo ma soprattutto ha amato, ciclisticamente, Imerio Massignan. Ed è soprattutto il grande scalatore -che ha fatto sognare i ragazzi degli anni “Sessanta”- ad uscire prepotentemente bene dai racconti di corse e di errori che possono caratterizzare una carriera.
Originalissime le ultime righe in cui Pavesi ci saluta e con un po’ di merenda e con “una bottiglia di quello buono” per andare a veder passare i corridori di una corsa che deve ancora corrersi, la più bella e che deve ancora venire.

Carlo Delfino
di Francesco Tomasinelli

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