Concerti Magazine Martedì 25 novembre 2003

Faber, amico fragile...

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Magazine - In occasione del primo posto in classifica dell'album "Faber, amico fragile", relativo al concerto che i principali musicisti italiani hanno tenuto al Carlo Felice di Genova tre anni fa in onore di Fabrizio De Andrè, sabato 29 novembre Francesco Baccini ha suonato presso Ricordi Media Store alcune canzoni di De Andrè al pianoforte ed ha incontrato il pubblico.


Ricordo ancora quella sera pungente di marzo, a De Ferrari.
Dentro il Carlo Felice, il gotha del cantautorato italiano e qualche centinaio di spettatori paganti. In piazza, decine di migliaia di persone, un paio di maxischermi e cori da stadio.
Quella sera di marzo ho vissuto sei ore indimenticabili.
Quella sera di marzo ho percepito l’affetto di una città e di tre generazioni di persone intorno al ricordo del Faber.
Quella sera di marzo so di aver levato gli occhi al cielo e di aver notato un gabbiano volteggiare a bassa quota sopra il Ducale: lo rammento bene, perché raccontai l’aneddoto ad alcuni amici, forzando le mie suggestioni ed immaginando che l’anima del poeta stesse ammirando il colpo d’occhio impressionante sulla sua città.
Da pochi giorni è uscito un cd che ripropone le esibizioni di quella sera: non so se tale supporto digitale sarà in grado di riproporre la magia di quella serata. Il suo innegabile merito sarà quello di rinverdirne il ricordo. Ma, purtroppo, senza la potenza della folla che aveva inondato il cuore della Superba, il colle della città vecchia.

Mentre Vasco cantava Amico fragile c’era ancora il sole, un po’ lattiginoso, e la massa umana, distratta, ondeggiava cercando una sistemazione: c’era chi si arrampicava nella conca della vecchia fontana, spenta per l’occasione, e chi, come me, si incastrava tra una testa e l’altra.
Ricordo benissimo i fischi indirizzati a Celentano per le cappelle imbarazzanti su La guerra di Piero, la mia incredulità di fronte al fattaccio e le giustificazioni affettuose ma inefficaci della Ghezzi.
Una signora al mio fianco aveva in mano un ritaglio del Secolo con la scaletta degli artisti: facevo di tutto per evitarla, volevo godermi le sorprese. Come Ligabue ed il suo arpeggio delicato su Fiume Sand Creek, la sorprendente ruvidezza di Una storia sbagliata graffiata dalla Berté, il divertimento della Vanoni brandito senza pudore su Bocca di rosa.
Il gabbiano volava basso mentre Zucchero intonava Ho visto Nina volare e si è avvicinato a terra quando la Mannoia ha impreziosito con la sua voce calda Khorakhané. Fabio Fazio e Davide Riondino inframezzavano le esibizioni, moderati, partecipi; dietro le quinte, Dario Fo, la Pivano e Villaggio.
Poi Baccini, emozionatissimo per una Ballata dell’amore cieco suonata al pianoforte; Battiato, un po’ promoter di Fleurs, con Canzone dell’amor perduto; Jannacci ed una rielaborazione di Via del Campo; Lorenzo e La cattiva strada; Vecchioni, la sua faccia da barbaricino e Hotel Supramonte; l’immancabile e fedele Mauro Pagani con Sìdun, fino alla mitica PFM con Il pescatore nell’arrangiamento che l’ha resa famosa: ancora oggi, dopo più di tre anni, quando la ascolto nei miei vecchi e logori nastri, mi ritorna alla mente la voce di Genova, unita nel mitico La-la-la e nel clamore dei battiti unisoni di migliaia di paia di mani, con tutti quei visi proiettati verso lo schermo, come se la band fosse stata realmente sulla piazza e non stipata nello sciccoso teatro. Era lì, Genova, con le sue molteplici facce e le sue storie, in piedi per ore, senza cenare, sazia di memoria.
Verso mezzanotte, con i tre quarti del pubblico ancora desto e formicolante, la chiusura, trionfale, con un commosso Cristiano pronto ad eseguire con Pagani Creuza de ma. Io e la mia compagnia ci siamo allontanati dalla piazza dopo la prima strofa, per agguantare un bus ed evitare il grosso della folla: sul mezzo, cantavamo a mezza voce le parole di Fabrizio, quelle che parlano di una notte che ti punta il coltello alla gola, con il sorriso sulle labbra.
Doveva esserci qualcosa di magico nell’aria di quella sera di marzo se nella mia memoria sono rimasti impressi così tanti particolari felici, indelebili e profondi.
Grazie Fabrizio, per questa grazia postuma.

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