Magazine Martedì 25 novembre 2003

Mandria di bufale sfonda la rete...web

Magazine - “Papa Wojtyla è morto”. È il 25 ottobre 2001 e questo inquietante annuncio rimbalza dal sito Internet di Rainews 24 su tante altre testate. Chi ha messo on line il “coccodrillo” di Giovanni Paolo II? Più che l’abile scherzo di un hacker informatico, forse la vera causa è stata l’errore umano di un redattore. Quale che sia l’origine è poco importante, più interessante è notare come si sia poi allargata a macchia d’olio la notizia attraverso Internet, con migliaia e migliaia di e-mail.
Ma quello della morte prematura del Santo Padre è solo un esempio, perché in questi anni sono state molte le bufale comparse nel World Wide Web ritenute spesso attendibili.
I giornalisti Walter Molino e Stefano Porro hanno scritto un interessante saggio su “come si manipola l’informazione per divertirsi, fare soldi e magari provocare una guerra”. C’è un confine tra informazione e fiction? Come è possibile creare un caso, uno scoop profondamente falso, una bufala e far sì che attraverso la Rete si propaghi anche su giornali, televisioni e radio? Come è possibile creare casi mediatici per influenzare l’opinione pubblica? In Disinformation technology, i due autori, studiosi di comunicazione e cultura digitale, cercano di rispondere a queste domande partendo da alcuni famosi casi. Dalla raccapricciante storia dei gatti bonsai all’assassinio di Bill Gates, da una povera bambina in fin di vita fino all’improbabile dossier sulle armi di distruzione di massa che Gorge W. Bush e Tony Blair avevano sventolato ai quattro venti per giustificare l’intervento armato in Iraq.
"Perché un'informazione diventi notizia non è necessario che sia vera, è sufficiente che sia verosimile - scrivono gli autori - che corrisponda cioè, grosso modo, a canoni di notiziabilità sempre meno rigidi ma più ripetitivi, quindi facili da replicare e da spacciare per veri".

L'era dell'informazione è prigioniera della disinformazione? Sembra di sì.
Il saggio è interessante e di facile lettura, grazie anche alla pungente ironia degli autori. Tra le righe, ovviamente, non manca una critica. Sia a chi crea false notizie a fini privati sia agli addetti ai lavori perché “in questo processo perverso i media sono vittime e colpevoli al tempo stesso: perché soggiacciono al dominio della disinformazione e utilizzano sempre meno le loro armi di difesa, prima fra tutte la verifica”.

Gabriele Di Totto

W. Molino, S. Porro, DISINFORMATION TECHNOLOGY, Ed. Apogeo, Milano 2003, pp.160, 10 euro.

Per essere aggiornato sulle bufale che ci sono al momento on line visita www.attivissimo.net

di Alberto Baschiera

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