Magazine Martedì 25 novembre 2003

I misteri dei vicoli

Magazine - Piove, scende fitta fitta. Cammini giù per Canneto, le pantofole di pezza legate alla caviglia, che non si inzuppano per quei due sacchetti di plastica chiusi sopra il polpaccio. Il rivo che scorre verso mare si divide tra le tue gambe come il torrente in piena che incontra il pilone del ponte.
Sono le nove, il Dì per Dì ha già chiuso da un’ora, le cassette con i resti della giornata sono lì, appoggiate al muro in attesa del passaggio del camioncino della nettezza urbana. In quel lasso di tempo da quei cumuli ci tirano fuori la cena almeno quattro persone, oltre a te: Luca il milanese, i due suonatori rumeni e Mara la tossica.
Le briciole se le dividono topi e piccioni.
Accatastati lì fuori dal supermercato si possono trovare interiora di pollo e coniglio, verdure di stagione o resti di frutta, barattoli manomessi, anelli d’oro… come? anelli d’oro?!

Sì, ci sono pure le dita che li indossano, frughi meglio per vedere dove stanno il braccio e pure il resto, ma non li trovi.
Solo quella mano inanellata che splende sotto il lampione. Cerchi dello shampoo per provare a sfilare le gioie da quella gelida mano, che avevi dapprima confuso in mezzo al mucchio di zampe di gallina dalla pelle grinzosa, non fosse stato per lo smalto sulle unghie... accidenti lo smalto!
Allora è una donna!
La pioggia continua fitta, le ombre si diradano, tra poco passeranno gli spazzini e questi maledetti anelli non si vogliono sfilare.
Prima ti accerti che non ci sia nessuno nei paraggi, poi sfili uno dei due sacchetti dai piedi per infilarci dentro quel reperto, insieme ai resti di pollo.

Mentre Lupino (che sta per Giuseppe Lupo) si avvia a prendere il 40 alla fermata del teatro, Mara la tossica - che lo aveva visto intento a frugare in mezzo alla rumenta - ispeziona i cassonetti di Vico Chiabrera tralasciando quelli della carta e della plastica. Ogni tanto in quelli del vetro si trovano a sorpresa delle bottiglie di vino lasciate a metà.
Passa in rassegna i contenitori, a quell’ora colmi: tra la fitta pioggia viene attratta da un chiarore che illumina il terzo bidone verso palazzo Giustiniani, è la fibbia di una scarpa, marrone chiaro, forse di coccodrillo, con la punta quadrata leggermente spellata o rosicchiata da un topo, forse, chissà.
Le calze grigio setificate strappate al polpaccio mostrano un lembo di carne bianca perfettamente depilata.
“Cara signora, perché è uscita con questo tempo? Non ha le scarpe adatte! A quest’ora invece che dentro questo bidone poteva essere tranquilla sul divano o davanti ai fornelli”.

Mentre solleva il coperchio per scrutare il volto della morta, accarezza il maglioncino di lana azzurro a trecce pensando ai tempi della scuola. Assomiglia alla prof di matematica, quella che ti sbatteva fuori dalla porta perché non la ascoltavi. Non hai mai amato i numeri, ti rimandarono due anni consecutivi al liceo, sempre in matematica, “quella stronza!”.
“Ci assomiglia proprio, se non fosse per i capelli così in disordine, gli occhi spalancati, il neo sotto l’occhio destro... ma allora è lei! Prof, che ci fa dentro il bidone a quest’ora?”.
Sì, la Zingaretti era finita non si sa come dentro l’immondizia, sotto un acquazzone del Dio alle nove di sera.
“Come avrà fatto? Le manca pure una mano!”.

L’arto mancante della Zingaretti, intanto, era in viaggio verso il Convento di San Nicola sul bus 40, infilato in un sacchetto insieme a zampe ed interiora di pollo.
Lupino pregustava già il buon brodo che Padre Giacomo gli avrebbe preparato di lì a poco sulla stufa gia accesa. Fuori faceva freddo, pioveva.
Ma chi gliel’aveva fatto fare di insacchettare quella mano piena di anelli? A dire la verità non sapeva che farsene, non gli avrebbe procurato che guai, magari gli anelli non erano neppure d’oro.
Decise di disfarsi della mano appena sceso dal bus. Non appena incontrò il primo bidone gettò il moncherino tra la mondezza, facendo bene attenzione a non disperdere le zampette.
Intanto aveva smesso di piovere.
Nello stesso istante, Mara sfilava le scarpe di coccodrillo dai piedi della prof, e con la stessa cura la risistemò per bene all’interno del bidone così da poter chiudere bene il coperchio.

Il mezzo di servizio 4810 della Nettezza Urbana caricò la Zingaretti all’inizio del turno facendone scempio. La “mano” divina fece sì che proprio nell’ultimo bidone del turno, alle tre di mattina, il 4810 caricasse anche il moncherino inanellato, così che - in maniera un po’ difforme - quello che restava della Zingaretti, compresi gli anelli, si riunisse.

In quell’attimo Lupino si stava leccando i baffi al convento.
Un bicchiere di vino, una bella tazza di brodo di pollo, sul tavolo l’album dei ricordi con la foto del Liceo in copertina. ”Guarda un po’ che bella foto, ma proprio quella stronza della Zingaretti doveva esserci quel giorno!?”.


Gianni Morando

di Alberto Baschiera

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