Magazine Lunedì 24 novembre 2003

Vogliamo parlare di sesso?

Magazine - Il testo è nato alle origini come un vero e proprio classico e quello che l’autore scrive è considerato estremamente serio e funzionale per regolare i rapporti interpersonali fra i due sessi. «…possiamo parlare, di conseguenza, di un vero “sistema Vatsyayana”, basato sulla psicologia dell’educazione erotica… siamo ben lontani dal catalogo maniacale o dalle incolte volgari arditezze di chi tentò accostamenti col mondo sadiano», scrive infatti su questo testo Alberto Bevilaqua. Ma si sa, le semplificazioni maliziose sono sempre la via più facile, e si preferiscono agli approfondimenti seri e documentati.
Dal Kamasutra ecco una citazione eloquente: «nella stanza di delizie decorata di fiori, fragrante di profumi, attorniato da amici e servi, il cittadino riceverà la donna che giungerà ben lavata e abbigliata… alla fine, quando la donna sarà sopraffatta dall’amore e dal desiderio il cittadino congederà coloro che si trovano con lui. È questo l’inizio dell’unione sessuale…».

Dopo il trattato di Vatsyayana la letteratura erotica comincerà, nel corso dei secoli ad assumere forme e criteriPossiamo intanto dire che il romanzo erotico classico di riconoscibili che analizzeremo partendo da De Sade, il divino marchese.
solito si svolge in luoghi fortificati e inaccessibili, (castelli, prigioni) e i personaggi non hanno una storia. Non sappiamo da dove vengono e dove andranno, non sono solidi e precisi ma hanno caratteri sfumati.
Più che la psiche sono i corpi e le perversioni a essere evidenziate: ci interessa il loro presente che – lontano dalla folla, in una celebrazione estremamente snob delle proprie fantasie – è un presente di vitalismo erotico portato alle estreme conseguenze. Congiungimenti carnali di ogni tipo, eccessi e follie per rendere l’idea della “non- replicabilità”. L’autore del romanzo erotico classico è come se ci dicesse continuamente ”queste, caro lettore, sono le mie fantasie, puoi conoscerle, puoi goderne, ma non potranno mai essere le tue”.

In realtà le storie spesso finiscono per somigliarsi e il genere rischia sempre di cadere in un abisso di noia, rappresentando un abbecedario di ogni possibile perversione e sacrificando a questo il ritmo e l’energia della storia. Ma la storia è comunque secondaria, perché nel delirio di onnipotenza dell’autore nasce speciale. L’esperienza che viene narrata nel romanzo erotico classico deve essere unica, l’eccesso supremo per evitare un invadente possibile proselitismo di lettori e per godere davvero, appieno dei propri fantasmi.
Alberto Capatti, nella postfazione a un classico assoluto della letteratura erotica, Il castello dell’inglese, dello scrittore tardo-surrealista André Pietre De Mandiargues, scrive: «il racconto erotico, così come la collezione di certi oggetti osceni, ha una sua territorialità feudale cui solo devono avere accesso l’autore o l’amateur».

Ad un certo punto, nel Novecento, qualcosa cambierà. Ed è questo qualcosa che contraddistingue molti dei libri che leggiamo ai giorni nostri: le donne, in particolare Anais Nin, tireranno fuori la loro audacia, la voglia di narrare storie forti. Porteranno all’interno del romanzo erotico una specificità e un punto di vista che contaminerà la struttura classica creando storie più leggibili e interessanti.
Ma di questo parleremo diffusamente nelle prossime puntate. Concludiamo citando ancora dal Kamasutra: «in occasione del primo congresso carnale il bacio e altri atti non dovrebbero essere smodati, non bisognerebbe insistervi a lungo e sarebbe opportuno alternarli».
Un elogio della lentezza che, nel nostro tempo bulimico che tutto consuma, sarebbe opportuno ricordare.

di Francesca Mazzucato

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