Concerti Magazine Giovedì 20 novembre 2003

Ilmiomeno

Magazine - Ilmiomeno: memorizzate questo nome perché sarà uno dei protagonisti della scena musicale genovese. Anzi, continuerà ad esserlo. Dietro questa nuova sigla si celano infatti Filo, Ste e Max, vecchie conoscenze del rock nostrano, altrimenti noti come i Leggi l'articolo .
I tre hanno parecchi progetti in cantiere, e noi di mentelocale.it siamo andati a sentire cosa ci raccontano, a cominciare dal perché hanno messo in soffitta il vecchio nome…

«Intanto perché c’erano due Topi…».
Pardòn?
«Sì, abbiamo scoperto che c’è un altro gruppo che si chiama Topi Muschiati, una cover-band toscana».
Avete perso il nome giocandovelo a cirulla?
«No, è che alla fine abbiamo capito che in effetti cambiare nome era un’esigenza condivisa».
E perché? Dopo otto anni ormai era – se si può dire così – un marchio di successo!
«Perché abbiamo cambiato formazione. Siamo rimasti in tre, il bassista se n’è andato e abbiamo deciso di restare così, lasciando alle tastiere il compito di sostituire il basso».
Il sound come ne esce fuori?
«Scarnificato: più aspro, più asciutto. La cosa ci piace perché ci distingue da un certo pop italiano con cui abbiamo poco in comune. “Sporchiamo” abbastanza le sonorità della chitarra, per farle il più vintage possibile, mentre le tastiere sono più libere di spaziare: dall’organetto ai suoni contemporanei».
Senza basso resta comunque una formazione un po’ strana…
«L’avevamo già provata per caso in un concerto e ci era piaciuta. Ad ogni modo nel disco in alcune canzoni il bassista suonerà, ma la formazione ufficiale resta questa: a tre».
Hai detto “disco”?
«Già, ecco l’altra novità. Abbiamo inciso un nuovo singolo, “Nietzsche diceva” – no, Zucchero non c’entra niente – con tanto di video. L’Ep sarà pronto per gennaio o febbraio: ci saranno altre due o tre tracce, il remix curato da Ale Bavo dei Sushi e il video».
Sarà il primo lavoro dei Ilmiomeno.
«Esatto. In effetti questa era l’ultima occasione per cambiare il nome: ora o mai più».
Del video che mi dici?
«Lo stiamo montando questa settimana. L’abbiamo girato un po’ a Genova, alla Corte Lambruschini, e un po’ a Torino; la regia è di Matteo Raselli e Federico Biasini: ovviamente è ultra-low-budget… Ci saremo noi a suonare intervallati da una storia che racconta l’incapacità di sfogarsi di due persone, interpretate da Dario Manera di Lunaria e Alice Arcuri, una studentessa dello Stabile».
E metterete il video nel ciddì. Mi sembra che in ambito genovese sia la prima volta…
«Questo non lo sappiamo. Ma vorremmo farne un disco il più multimediale possibile, ogni traccia accompagnata da un’immagine, un qualcosa: non necessariamente del girato. In questo ci aiuta Tanking»
Tanking?
«Sì. È un nuovo progetto a cui prendiamo parte, chiamiamolo un “amplificatore di idee”. Ci stiamo ancora lavorando, ma vorremmo che diventasse un punto di riferimento trasversale per tutte le arti: musica, internet, arte figurativa. Abbiamo risistemato uno spazio al Lagaccio, adesso stiamo cercando di contattare gli artisti».
Nuovo nome, nuovo album, un nuovo centro per le idee… bisognerebbe farvi l’antidoping! Ragazzi, avete deciso di rivoltare questa città?
«Aspetta, c’è anche “il Balcone” di salita Pollaiuoli!».

«L’abbiamo rilevato quest’anno, assieme ad alcuni amici. Siamo aperti tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 18 fino a quando non sveniamo dal sonno: facciamo aperitivi, cena e afterdinner. Il week end mettiamo anche un po’ di musica. Poi fra poco cominceremo anche le mostre d’arte».
Vi date un gran daffare…
«È l’idea di fondo dei Casino Royale: trasformarsi in una factory, un insieme pulsante in cui la musica è solo una parte. L'hanno fatto anche i Meganoidi, con lo studio di registrazione e l'etichetta Green Fog. È un modo più funzionale e costruttivo per produrre cultura, soprattutto se non hai grandi strutture alle spalle, come noi».
Insomma, se son rose…
«…fioriranno!».

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