Magazine Mercoledì 19 novembre 2003

Cara Antonella...

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Ciao.
Leggo volentieri la tua posta quando posso. E trovo spesso molto sensati i tuoi consigli e i tuoi suggerimenti. Ma c'è qualcosa che penso e che sento il bisogno di dirti. Il portale mentelocale.it è un portale aperto, significativamente all'avanguardia su certi temi e certi aspetti che riguardano la società di oggi. Ecco perché credo che manchi nella tua posta una lettera che si occupi di uomini e di amori maschili. Forse nessuno ha avuto mai il coraggio prima di me, o forse la tua rubrica è naturalmente pensata per un pubblico etero... non lo so.
Io credo che oggi far finta di niente sia il più grande delitto. Far finta che un certo tipo di amore e di coinvolgimento sentimentale non esista o che sia relegato in chissà quali meandri del nostro vivere civile. Ci sono molti uomini, tantissimi forse, che come me vivono una vita diversa. Per nulla appariscenti, per nulla visibili, (molti sposati con figli) portiamo avanti ogni giorno la nostra lotta quotidiana per un riconoscimento emotivo della nostra sensualità e della nostra sessualità.
Forse spesso quello che manca è il coraggio di venire allo scoperto, o forse è la paura di sentirsi troppo simili agli altri, non lo so. Certo Genova è una città piccola e sotto certi aspetti molto bigotta. Prima di venire a vivere qui ho vissuto e studiato nel mitico Nordest, dove la cultura sessuale è di tutt'altro genere: molto più tollerante, molto meno schematica e sopratutto molto più libera. Lo so, sembrerà un paradosso ma verrebbe da pensare che, per la sua grande storia, Genova dovrebbe essere una città aperta al dialogo e alla tolleranza delle diverse forme del vivere ma, ahimè, cosi non è... Non so perché stamattina ti scrivo così, ma per me è un momento un pò difficile e anche un pò particolare. Dopo una serie di "fidanzamenti" in cui ho creduto ciecamente, sono alle prese adesso con la rivendicazione della mia autonomia e della mia identità. Il fatto è che spesso, troppo spesso, si applica il modello della coppia etero (già in crisi) al mondo delle coppie maschili. E chiaramente lo schema non funziona, tranne rare eccezioni. Ma siamo noi stessi ad aver sbagliato, ad aver creduto che la fiducia, il rispetto e l'amore si conquistino attraverso le regole che la famiglia ci ha tramandato. Attraverso quel complesso sistema di regole che fa di una coppia una famiglia. E siamo noi i primi a credere che basti riattuare un certo schema mentale acquisito per poter conquistare la felicità. Se no, che senso avrebbe, nel mondo che frequento, l'assillante e continua domanda sui ruoli sessuali che ognuno di noi predilige? Che senso avrebbe se non quello di riattualizzare la posizione maschio-femmina, definita e standardizzata dai ruoli, dalla quale neanche noi riusciamo ad uscire.
Molto spesso confondiamo la libertà con le opportunità: è questo che mi dà molto da pensare. Voglio dire che non bastano i locali e i posti all'aperto per far felice un'esistenza intera. Ognuno di noi ha innanzitutto bisogno di un riconoscimento, e quel riconoscimento passa spesso attraverso l'accettazione delle nostre pulsioni, senza ridicole minimizzazioni o banalizzazioni, ma prendendo il dato oggettivo, reale.
Io personalmente trovo particolarmente bello e puro l'amore tra maschi e vorrei che anche la società non indossasse gli occhiali scuri per timore di restare abbagliata.
Ti ringrazio.

Luca

Caro Luca, la tua prima domanda, che suonerebbe provocatoria se non fossi così civile e cortese nell’esposizione, ha una risposta che speravo di non dover dare, perché la immaginavo implicita: questa rubrica non è pensata soltanto per gli etero, trovo così innaturale dividere il mondo tra etero e omo, che non mi era neppure venuto in mente di specificare. Proprio perché fare una distinzione mi sarebbe parso – se ci avessi pensato - come minimo offensivo. Per fortuna hai scritto, così se qualcosa era da chiarire, adesso è chiaro.
Per il resto riesco a isolare due interrogativi nella tua lunga lettera: perché la società continua a chiudere gli occhi di fronte a una realtà che non si può e non si deve ignorare? E perché le coppie – tutte le coppie, permettimi di allargare il discorso - continuano a pensarsi e strutturarsi secondo un modello di famiglia nucleare ormai in crisi?

di Antonella Viale

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