Magazine Martedì 18 novembre 2003

Lo shopping prenatalizio

È il 22 dicembre.
Sono a caccia di regali in un’atmosfera concitata. Il Natale è alla porte. Non voglio farmi travolgere dalla spirale prenatalizia, dal delirio di soldi che svolazzano di tasca in tasca, dall’incubo di pacchi e pacchettini. Il biglietto serio, l’augurio simpatico e il “Buon Natale” a scopo sociale. Aiuta Unicef. Adotta un bambino a distanza. Compra il panettone con le scaglie di cioccolato. Il torrone al gianduia per i bambini, che vogliono l’albero vero.
La gente per strada è impazzita.
Salgo sul metro e mi siedo tra due tipi grigi. A un certo punto mi salta al collo una zingarella. Si attorciglia sempre di più, come una scimmietta indisciplinata. Ha un odore forte di sporcizia. Mi rapisce con gli occhi, di mare smarrito. Intanto la mia fermata passa. “Zia! Zia Giuliaaaa.” Una zingara dà uno strattone alla bambina, che piange forte.
Prendo la metropolitana nel senso contrario. A casa, finalmente.
Aspetto di essere a letto per raccontare a Paolo che forse ho visto Caterina. Mio marito è troppo stanco per ascoltare.

È il 23 dicembre.
Telefono a mia sorella per dirle che probabilmente ho trovato Caterina. Potrebbe esser stata rapita dagli zingari e vivere con loro. Mi risponde che nutrire una speranza sarebbe troppo doloroso. Non insisto.
Riattacco il telefono.
Mi faccio accompagnare al campo nomadi da una pattuglia: l’atmosfera non è delle più accoglienti. Cerchiamo in tutti i posti possibili. Persino nei piazzali. In campi abusivi. Nelle stazioni. Nei metro.
Di Caterina non c’è traccia.
Un altro giorno scorre frenetico. Il traffico è impazzito.

È il 24 dicembre.
Ogni vigilia mi dico che tutto deve esser pronto. Oggi è diverso.
Non ho tempo per i regali: prima di tutto c’è la ricerca di mia nipote. Ripercorro gli stessi posti di ieri. Mi accompagnano un assistente sociale, che conosce Caterina, e un poliziotto armato di tutto punto.
In un campo nomadi, dietro una roulotte, intravedo una bambina. È la stessa che ho visto in metropolitana.
Una donna la sta sgridando e le intima di restare nascosta.
Urlo: «Caterina!». Eccola lì. Coperta solo da un maglioncino. Con delle ciabattine di gomma ai piedi e una vecchia gonna a quadri. Troppo scoperta per il freddo di dicembre. Lei si svincola dalla donna slava, corre verso di me. Mi salta al collo.
Mi abbraccia forte e mi dice nell’orecchio: «Grazie zia, sei il regalo più bello che mi potesse capitare. Ho pregato tanto per tornare a casa».
La porto via dietro gli insulti, incomprensibili, degli abitanti del campo. La porto a casa. La lavo e la sistemo. Le metto un vestito smesso di Marta. La guardo stupita: è cresciuta, ma il suo corpo deve aver patito la fame oltre a chissà quali altre cose spiacevoli. Ora mi importa solo di lei.
Sono le otto di sera e sono in cucina con Caterina.
Mi aiuta a preparare il pranzo per il giorno dopo. Ogni piccolo ingrediente è trattato con rispetto e amore. La notte si affaccia alle finestre. È l’ora di dormire, ma non abbiamo voglia di riposare: la felicità e l’entusiasmo sono il nostro caffé naturale.
La casa si riempie di risate e calore.
Tutti ci ritroviamo in cucina ad ascoltare la storia di Caterina, che non vediamo dalla vigilia di tre anni fa. Fin da piccola ho sognato di trascorrere una vigilia di Natale così viva.
Luigi è contentissimo. Francesca propone di festeggiare il Natale alla vigilia, con una bella cena. Poi tutti alla messa di mezzanotte.
I bambini, insieme a Caterina e con l’aiuto di Marta, la più grande, scrivono una poesia di Natale da leggere a pranzo. Sono seduti in cameretta. Il tempo è passato, ma il tempo dell’affetto non si esaurisce.

È il 25 dicembre.
La musica del coro gira sulla stessa cassetta da anni. Puntuale. Ogni Natale. Ha la funzione di risvegliare la casa dal torpore del sonno. È ora di pranzo. Siamo tutti a tavola. La famiglia al completo: mia sorella e suo marito non fanno altro che fissare increduli la loro bambina.
Non si aspettavano una sorpresa così grande. Caterina è senza dubbio il regalo più bello. Arriva il momento di leggere la poesia.
Caterina recita così:

Quante notti ho pregato
Di nascosto dal reato
Alla luce del creato.
Un bel giorno un angelo mi ha trovato
Sotto la veste di una zia che mi ha salvato
Nessun Natale si era mai festeggiato
Così sincero e spensierato.
Grazie per avermi pensato,
sappiate che tutti vi ho tanto amato.


Sara Galliadi
di Alberto Baschiera

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